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Editoriali
L'incertezza sulla strategia in Iran spaventa le borse. Segnali da seguire
I mercati possono digerire un’altra dose di incertezza se il conflitto è breve e contenuto, ma, secondo gli analisti di Evercore, il continuo cambiamento delle dichiarazioni dei vertici militari non alimenta la fiducia che gli Usa abbiano un piano solido e i mezzi per portare il conflitto a un successo in tempi stretti
Lunedì 23 giugno 2025 il giorno dopo che il “Martello di mezzanotte” s’è abbattuto sull’Iran, le borse avevano “mantenuto i nervi saldi”, a cominciare da Wall Street: in calo, ma leggero, con i titoli petroliferi, i più ballerini, in balia dell’incertezza. Così scrivevano i bollettini. Lunedì 2 marzo 2026 l’atmosfera era diversa con l’Europa (e l’Italia) in calo mentre Wall Street aveva aperto in rosso per poi recuperare. Ieri è stata un’altra brutta giornata in Asia, in Europa e negli Stati Uniti con l’indice Dow Jones che entro metà seduta dopo aver ceduto più del 3,5% si avviava a registrare la sua maggior perdita giornaliero dall’aprile dello scorso anno, Standard & Poor’s e Nasdaq in negativo con alti e bassi. Parallelamente salivano i contratti future sul petrolio greggio toccando gli 85 dolalri al barile. Che cosa sta accadendo? I mercati non apprezzano la decapitazione della repubblica islamica? O temono una espansione del conflitto dopo che l’esercito di Israele è entrato in Libano?
Secondo il Wall Street Journal il consenso tra gli operatori è che i mercati possono digerire un’altra dose di incertezza se il conflitto è breve e contenuto. Trump ha detto che andrà avanti “4-5 settimane e anche oltre” e questo desta preoccupazione. Così si sta scontando il maggior rischio. “Il continuo cambiamento delle dichiarazioni provenienti dai vertici militari non alimentano la fiducia che gli Usa abbiano un piano solido e i mezzi per portare il conflitto a un successo in tempi stretti”, ha scritto un gruppo di analisti di Evercore l’influente società di consulenza finanziaria indipendente, interpretando così lo stato d’animo diffuso. A complicare ancor più il quadro ci sono i timori che l’instabilità geopolitica inneschi la temuta esplosione della bolla dell’intelligenza artificiale. “Tutto d’un tratto gli investitori hanno cominciato a stilare la lista della lavanderia con tutte le cose delle quali preoccuparsi”, ha spiegato Carol Schleif, chief market strategist della Bank of Montreal. Umano, troppo umano. Ma leggere da chi muove i mercati che i vertici militari americani non sanno bene che dire e forse che fare fa venire i brividi non solo a Wall Street.