Ansa
un'occasione persa
Lo smart working, storia di una rivoluzione mancata. I dati Istat
Bravissimi nell'immediato, non siamo riusciti dopo il Covid a coniugare il lavoro da remoto con la revisione dei modelli organizzativi aziendali. E ora restiamo indietro rispetto ai paesi che sono andati oltre la mera risposta all'emergenza della pandemia
Milano. Si parla sempre meno di smart working e un motivo c’è. Se doveva essere una rivoluzione in Italia è quantomeno abortita. I dati Istat pubblicati in settimana ci dicono che siamo rimasti indietro ad altri paesi europei che l’hanno presa sul serio e che evidentemente sono andati oltre la mera risposta all’emergenza Covid. Noi siamo stati bravissimi nell’immediato delocalizzando il lavoro praticamente in una notte ma successivamente la tensione innovativa che avrebbe dovuto coniugare lavoro da remoto e revisione dei modelli organizzativi aziendali si è fermata o si è fatta sciatta. Nel 2023 – ultimi riscontri disponibili – solo 1,5 milioni di lavoratori ha lavorato almeno metà dei giorni da casa (in percentuale 5,9) mentre la media Ue si attesta al 9,1 per cento. In alcuni paesi virtuosi e non conservatori come Finlandia, Irlanda e Svezia la quota degli smart workers è oscillata tra il 15 e il 22 per cento. Germania e Francia hanno comunque viaggiato al ritmo del 10 per cento. E’ vero che in alcune città come Milano e Roma il lavoro da remoto ha interessato in un caso il 38,3 per cento e il 29,4 ma nel Mezzogiorno siamo a livelli estremamente più bassi e i dati medi riferiti all’intera penisola sono sconsolanti. Vale la pena sottolineare che stiamo parlando di meri dati quantitativi e sarebbe interessante abbinarli a una ricognizione qualitativa ma comunque l’impressione che se ne ricava è che per il sistema produttivo italiano sia stata un’occasione persa. Si può legittimamente pensare che alla fine nella testa dei top manager sia prevalsa l’idea di dover controllare il lavoro da remoto più che utilizzarlo per scardinare la burocrazia aziendale e mandare a quel paese vecchi e stantii riti. Insomma si trattava di elaborare soluzioni organizzative nuove e che fossero capaci di contemperare la partecipazione dei lavoratori ed incrementi di efficienza ma, almeno a livello di sistema, non sembra che sia andata così. La conservazione ha vinto ad onta di tutti i convegni sul capitale umano che ci vengono propinati.