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L'analisi

Ragioneria e Pd, la fine dell'uso dei Sad come copertura fittizia

Luciano Capone e Carlo Stagnaro

La Rgs dice di piantarla con le coperture farlocche come quelle usate per l'ultima proposta sul congedo parentale. E mette il punto sui Sussidi ambientali dannosi: sono un aggregato, non una voce di bilancio

La proposta del Pd sul congedo parentale, bloccata sul nascere per mancanza di coperture, lascia sul campo una vittima collaterale: il mito dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad). Per garantire 5 mesi di retribuzione al 100 per cento dello stipendio per entrambi i genitori servono 3 miliardi di euro, che Elly Schlein suggerisce di coprire attraverso la “rimodulazione e l’eliminazione” dei Sad. La Ragioneria generale dello Stato (Rgs) ha bocciato la norma sul piano tecnico, contestando la sottovalutazione dei costi ma soprattutto l’inadeguatezza della copertura, “formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati”. La decisione è rilevante, perché va oltre la specifica proposta.

La storia è lunga e va raccontata. Dal 2017 il ministero dell’Ambiente pubblica periodicamente un “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi”. Secondo l’ultima edizione, nel 2024 i Sad ammontano complessivamente a 25,3 miliardi di euro. La definizione usata è estremamente ampia, in quanto abbraccia tutte le forme di “incentivi, agevolazioni, finanziamenti agevolati ed esenzioni da tributi direttamente finalizzati alla tutela dell’ambiente”. Il singolo Sad più rilevante è (ma sarebbe meglio dire era) il differente trattamento fiscale tra benzina e gasolio, valutato pari a circa 3 miliardi. 

Poiché secondo i tecnici del Mase le esternalità negative dei due carburanti si equivalgono, applicare al diesel un’accisa di 11 centesimi inferiore equivale a sussidiarne il consumo. Tale Sad è stato definitivamente abolito dalla legge di Bilancio per il 2026, che ha stabilito un’accisa comune a un livello intermedio. Il gettito dell’operazione non è stato quello teorico di 3 miliardi, ma di 600 milioni, in quanto l’incremento dell’accisa del gasolio è stato parzialmente compensato dalla diminuzione di quella sulla benzina. Questo esempio spiega perché la cosiddetta “abolizione dei Sad” non si traduce automaticamente in gettito.

Oltre a questo problema contabile, ce n’è anche uno politico. Ormai si usano stabilmente i Sad come copertura: lo ha fatto in maniera massiccia il Campo largo (Pd-M5s-Avs-Iv) nella contro–manovra economica presentata lo scorso autunno (Il Foglio, 20 novembre 2025). Per ogni nuova misura di spesa, la coalizione progressista ha indicato come fonte di finanziamento un generico “taglio dei Sad”. La Rgs ora smonta – si spera definitivamente – questo escamotage contabile: i Sad sono un aggregato indistinto, che non corrisponde a una voce del bilancio. Per avere una copertura valida, il Pd avrebbe dovuto indicare precisamente quali Sad tagliare e in che modo. Ma è proprio questo il problema. Perché il Pd, come le altre forze politiche, è a favore della riduzione dei Sad in generale, ma contro a qualsiasi taglio dei Sad in particolare. Insomma, piace l’idea di ridurre i presunti sussidi nemici dell’ambiente, ma quando si tratta di indicare di preciso quali tasse aumentare nessuno vuole assumersene la responsabilità politica. Tant’è che, durante la sessione di bilancio, Schlein ha contestato duramente la politica del governo Meloni sulle accise che, come detto, corrisponde al più grande taglio dei Sad degli ultimi anni.

La domanda che, implicitamente, la Ragioneria indirizza al Nazareno è cosa concretamente voglia dire tagliare i Sad. Come ha scritto la Staffetta Quotidiana sul tema: “Come pensare di recuperare i 3 miliardi richiesti per i congedi senza attaccare le voci che per entità vengono subito dopo il delta benzina–gasolio, ossia senza aumentare drasticamente la tassazione su autotrasportatori e agricoltori?”. A queste se ne potrebbero aggiungere altre ancora più impopolari, quali le aliquote Iva ridotte (4 o 10 per cento) sull’acquisto di case nuove o sui consumi domestici di energia elettrica. Quale tassa il Pd pensa che debba essere alzata? Questo sì, per la Rgs, sarebbe una copertura corretta. Altrimenti sarebbe come accettare, per coprire provvedimenti di spesa, formulazioni vaghe come “il contrasto all’evasione”, la “spending review” o la “riduzione degli sprechi”. Obiettivi lodevoli, ma che vanno declinati concretamente. Altrimenti sono aria fritta.

Sarebbe stato utile al paese avere un dibattito serio sul congedo parentale, in modo da far emergere i pro e i contro, i costi e i benefici, imponendo a ciascuno di assumersi le sue responsabilità politiche. Se non è stato possibile non è colpa della censura della Rgs, ma della scelta di indicare coperture farlocche. Il rigore della Rgs sui conti non è un ostacolo alla democrazia, ma un metodo necessario per elevare la qualità del dibattito parlamentare e delle politiche pubbliche.

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