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Cortocircuiti
Il “carrello tricolore” di Urso diventa elettrico. L'assurdità del decreto Energia
Sconto in bolletta in cambio di un “attestato". Ma non è la prima volta che il governo tenta di incentivare le aziende con i "bollini" e l'idea è quasi sempre del Mimit: dal tetto ai prezzi dei biglietti aerei al cartello con il prezzo medio dei carburanti
Il decreto energia, varato mercoledì dal governo, contiene una curiosa misura a favore – si presume – del ceto medio. Secondo il comma 2 dell’articolo 1, i fornitori di energia elettrica “possono” riconoscere uno sconto ai clienti “con Isee annuale non superiore a 25.000 euro”. Lo sconto è regolamentato in tutto: nella durata (“ciascuno degli anni 2026 e 2027”), nelle condizioni di accesso, nell’entità e persino nelle modalità di erogazione. In cambio, ai venditori aderenti all’iniziativa “è rilasciata una attestazione che può essere utilizzata anche a fini commerciali”. Insomma: il carrello tricolore del ministro Adolfo Urso è diventato elettrico.
Ci sono due aspetti paradossali in questa iniziativa. Il primo è che nulla e nessuno impediva, impedisce o impedirà ai venditori di energia elettrica di praticare qualsiasi tipo di sgravio ai loro clienti. Infatti, normalmente lo fanno, soprattutto (ma non esclusivamente) per attirarne di nuovi. Chiunque voglia risparmiare non deve far altro che guardare le offerte disponibili e sfruttare le numerose opportunità sul mercato. Le indagini dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) confermano che le offerte più convenienti sono quelle rivolte ai nuovi clienti e sottoscritte online. Quindi, non si capisce la necessità della norma, se non quella di esercitare una modesta moral suasion.
Questo conduce al secondo paradosso: invece di limitarsi a richiamare genericamente i venditori a uno slancio di generosità, il governo ne regolamenta minuziosamente le modalità. Non sarà semplice ottenere il “bollino” dell'Arera e la presenza del nome sul sito dell'Autorità per potersene vantare in giro. L'azienda dovrà meritarselo facendo uno sconto che sarà, necessariamente, riservato alle famiglie non titolari di bonus con redditi Isee inferiori a 25.000 euro (almeno il 60 per cento della popolazione) ma solo a condizione che i consumi nel primo bimestre di ciascun anno “non siano superiori a 0,5 MWh, e i consumi registrati nei dodici mesi antecedenti al termine del medesimo bimestre risultino inferiori a 3 MWh” (si tratta di una soglia elevata, visto che la famiglia media consuma circa 2 MWh). Anche l’importo del contributo è strettamente regolamentato, in quanto dovrà corrispondere “alla componente PE a copertura dei costi di acquisto dell’energia (…) applicata ai consumi del primo bimestre dell’anno” (o del primo bimestre di fornitura per chi abbia attivato il contratto in una data successiva, ma comunque “entro il 31 maggio”). L’importo in questione è stimabile in circa 60 euro all’attuale livello dei prezzi. Perfino le modalità dello sgravio sono spiegate passo-passo: “Il contributo è riconosciuto come sconto sulle condizioni contrattuali applicate dal venditore titolare delle forniture nel bimestre di cui al secondo periodo nelle fatturazioni relative ai consumi del quinto mese successivo al medesimo bimestre”. E naturalmente l’Arera dovrà, con propria delibera, andare ancor più nel dettaglio e disciplinare le modalità di rilascio dell’attestato (sarà una pergamena, un bollino o una medaglia?).
La vera domanda è: perché? Purtroppo, la risposta è: perché ne sono sinceramente convinti. Non è, infatti, la prima volta che il governo tenta di indurre le aziende a fare sconti. Nella maggior parte dei casi, l’idea è maturata nel ministero delle Imprese e del Made in Italy: tutto cominciò, poco dopo l’insediamento del governo, con il tetto ai prezzi dei biglietti aerei per “sgominare l’algoritmo” di pricing delle aviolinee (precipitosamente ritirato perché in contrasto col diritto europeo). Poi venne il cartello con il prezzo medio regionale dei carburanti, da esporre in tutte le stazioni di servizio, bocciato dalla giustizia amministrativa oltre che manifestamente inutile. Quindi il ministro escogitò il “carrello tricolore”, con il bollino da apporre nei supermercati sui beni scontati, che cessò dopo appena un trimestre di applicazione. Un altro bollino venne promesso ai ristoranti che si impegnavano a offrire pranzi ai bambini a meno di 10 euro, ma anche l'iniziativa “Aggiungi un posto a tavola che c’è un bambino in più” sparì poco dopo nel disinteresse generale. Infine, l’etichetta anti-shrinkflation – che i produttori alimentari avrebbero dovuto apporre sulle confezioni qualora avessero subito una riduzione della quantità a prezzo invariato – è stata cassata dalla Commissione europea.
Insomma: una collezione di misure inutili, illegittime o entrambe le cose. La facoltà per i venditori di energia di fare sconti in cambio di una patacca firmata Arera probabilmente farà la stessa fine. Solo che, questa volta, il decreto non arriva da Via Veneto. Non è chiaro se la paternità sia del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, o della premier Giorgia Meloni. Il problema non è Urso in sé, ma l’Urso in te.