Cosa ci guadagna l'Europa a seguire ancora la linea della prudenza sui dazi

Mariarosaria Marchesano

Dopo la sentenza della Corte Suprema, il presidente americano rilancia con nuovi dazi al 15 per cento. Lagarde avverte sui rischi per l’equilibrio transatlantico, Bruxelles chiede chiarimenti e invita alla prudenza. Per l’economista Raul Caruso l’impatto sulle esportazioni Ue sarà limitato, decisiva invece la reazione di Wall Street. Scegliere l’attesa e guardare alle midterm

L’Europa ha due strade davanti: reagire con dazi reciproci o aspettare le elezioni di midterm in cui Trump ha molte probabilità di non essere confermato alla guida degli Stati Uniti. Spero scelga la seconda: avrebbe poco senso sia ingaggiare una guerra commerciale sia avviare un nuovo negoziato con  dopo che l’accordo sulle tariffe raggiunto la scorsa estate è praticamente decaduto. L’impatto sulle nostre esportazioni sarà praticamente irrilevante. Piuttosto, la reazione di Wall Street potrebbe dirci cose interessanti”. E’ mattina quando Raul Caruso, ordinario di economia internazionale all’Università Cattolica, parla con il Foglio del nuovo caos dazi. Dopo la decisione della Corte Suprema, che ha  fatto a pezzi la sua politica commerciale, Trump ha optato per uno scontro diretto con il potere giudiziario annunciando nuove tariffe, prima al 10 e poi al 15 per cento, facendo leva su una legge speciale del 1974, il Trade Act, che lo autorizza a imporre restrizioni temporanee alle importazioni. Lunedì in apertura le borse europee si lasciano praticamente scivolare addosso tutta la vicenda nonostante la mossa di Trump abbia l’effetto di rimescolare le carte dell’intesa commerciale faticosamente raggiunta tra Bruxelles e Washington la scorsa estate. Nel pomeriggio lo scenario cambia. A metà seduta, sia Dow Jones che il Nasdaq scivolano dell’1,3 per cento mettendo di malumore anche i mercati azionari europei, solo Milano regge un po’ il colpo. 

 
Professore,  cosa ci racconta Wall Street? “Non c’è un crollo, ma è chiaro che i mercati temono una reazione del presidente degli Stati Uniti che si ponga al di fuori della linea dettata dalla Corte Suprema. Scommettono sulla rabbia di Trump”. In effetti, c’è incertezza come si vede dal balzo del 9 per cento del Vix, l’indice della paura degli investitori. Trump ha già imposto nuovi dazi, ma possono durare un tempo limitato dopodiché occorre un’autorizzazione del Congresso per prolungarli, eventualità che sembra avere scarse probabilità. Allora perché  tanta preoccupazione? “Da parte di Trump ci potrebbero essere altre reazioni muscolari in vista delle elezioni midterm che questa Amministrazione comincia a temere seriamente. Magari forzare la mano al Congresso per andare oltre i 150 giorni”. In effetti, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato sui social di “non avere bisogno di tornare al Congresso” per confermare la linea protezionista della Casa Bianca che ora avrebbe, a dir suo, trovato nuove basi giuridiche.  Su social Truth Trump ha scritto che la Corte Suprema gli ha dato “accidentalmente e inconsapevolmente” molti più poteri e forza di quanti ne avesse prima della loro “ridicola, stupida e internazionalmente divisiva sentenza”. Se questo fosse vero, l’Europa cosa avrebbe da temere? “Nelle transazioni commerciali per noi non cambia quasi nulla e sarebbe un grave errore se qualche singolo paese dell’Unione in questa fase cercasse un rapporto bilaterale con gli Stati Uniti”, osserva Caruso. Secondo l’economista, le nuove tariffe imposte da Trump sono del 15 per cento ma nel concreto incideranno per il 12-13 per cento, che è praticamente lo stesso livello dell’intesa raggiunta in Scozia la scorsa estate dalla Commissione europea. “Questa nuova situazione non rende più pesante l’impatto dei dazi americani sulla crescita economica europea rispetto a quanto già sapevamo e i mercati finanziari Ue ne sono consapevoli, ma è comprensibile che possano subire un contraccolpo per un aumento dell’incertezza che coinvolge un aspetto geopolitico più generale”. Non a caso, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha detto che i nuovi dazi di Trump “mettono a rischio l’equilibrio tra l’Unione europea e gli Stati Uniti”.  Per Caruso, mai come in questo momento l’Europa dovrebbe mostrarsi “fermamente consapevole di essere una  potenza economica mondiale e una grande democrazia. Bisogna mantenere la calma e aspettare il test elettorale di Trump su cui gli eventi di Minneapolis avranno un peso. La Commissione europea ha fatto bene a chiedere chiarimenti, senza spingersi oltre”. Insomma, l’Europa dovrebbe mettersi sul bordo del fiume per vedere scivolare a valle il suo avversario? “Esattamente”.
 

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