Foto:Ansa.
L'analisi
Il paradosso economico peruviano
Sette presidenti in otto anni, ma lo stesso governatore della banca centrale da vent’anni. E' il caso di Julio Velarde, che ha attraversato nove governi ma ha saputo proteggere la moneta e l’economia durante crisi e pandemie
Il 17 febbraio il Congresso del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí. L’assemblea lo ha censurato perché ha incontrato in segreto degli imprenditori cinesi e ora dovrà scegliere l’ottavo presidente in otto anni. Lo scandalo, ribattezzato “Chifa-gate” dal soprannome locale dei ristoranti cinesi, è esploso il mese scorso quando Jerí è stato ripreso mentre entrava incappucciato e a tarda notte in un ristorante per incontrare l’imprenditore cinese Zhihua Yang, titolare di una concessione energetica. I media hanno poi mostrato foto di colloqui anche con Ji Wu Xiaodong, imprenditore teoricamente ai domiciliari coinvolto nel traffico illegale di legname dell’Amazzonia peruviana. Jerí era entrato in carica il 10 ottobre 2025, dopo la rimozione di Dina Boluarte per effetto della clausola costituzionale che permette di destituire il capo dello stato per “incapacità morale”, e avrebbe dovuto guidare il paese fino alle elezioni del 12 aprile. A sua volta Boluarte aveva preso il posto di Pedro Castillo, arrestato dopo aver tentato un autogolpe.
Ma, nonostante un clima politico così instabile, secondo l’ultimo rapporto del centro di ricerca della banca Bbva, il pil peruviano è stimato in crescita del 3,3 per cento nel 2025 e del 3,1 per cento nel 2026, mentre il deficit fiscale dovrebbe scendere dal 2,2 per cento nel 2025 all’1,8 per cento nel 2026; il debito pubblico è invece stabile intorno al 32 per cento. Il paradosso è in effetti ricorrente. Già le proteste dopo l’incarcerazione a dicembre 2022 dell’ex presidente Castillo, che causarono oltre 60 morti, non ebbero alcun impatto significativo sull’economia peruviana. Come spiegare questa capacità di resistere alle tempeste, anzi, agli uragani politici?
Gran parte del merito è della Banca centrale (Bcrp) guidata dal 2006 da Julio Velarde, che ha attraversato nove governi ma ha saputo proteggere la moneta e l’economia durante crisi e pandemie. I risultati di Velarde sono sicuramente legati alle riforme del controverso presidente Fujimori negli anni ‘90 – dopo la crisi regionale del debito sovrano – che hanno garantito una forte autonomia alla Banca centrale. Così la Bcrp ha rafforzato la sua credibilità sia grazie a un mandato costituzionale di stabilità monetaria sia alla decisione, nel 2002, di adottare il target d’inflazione al 2 per cento con margine di un punto.
Nel suo “Perù economic survey” del 2025, l’Ocse ha segnalato che la crescita reale dal 2008 al 2024 ha superato il 3,7 per cento medio annuo, una delle più alte della regione. Nel Regional economic outlook del 2025 l’Fmi osserva che il Perù – insieme al Paraguay – è uno dei pochi paesi dell’America latina dove l’inflazione si mantiene intorno al target grazie a politiche credibili basate sull’indipendenza della banca centrale a cui ogni governo ha dovuto aderire. Così il Sol, la moneta che ha preso il posto dell’Inti dopo l’iperinflazione degli anni ‘80, è diventato la valuta più stabile del Sud America, e Velarde il volto della stabilità economica peruviana.
Il governatore (che ha lavorato con nove differenti presidenti in venti anni) ha contribuito a mantenere la crescita media del pil intorno al 5 per cento fra il 2000 e il 2019, le riserve internazionali pari al 28 per cento del pil – tra le più alte in Sud America –, un’inflazione bassa e stabile, con un picco all’8,8 per cento nel 2022 rientrato rapidamente grazie a una politica monetaria restrittiva. Infine, Velarde ha contribuito a ridurre la dollarizzazione del credito da circa il 50 per cento nel 2013 al 24 per cento nel 2022. E se è vero che il Perù è un paese centrale nella filiera della cocaina, ciò non vuol dire che sia un narcostato, anzi. I fondamentali e i loro meccanismi (ancoraggio delle aspettative, credibilità della politica monetaria, gestione degli choc esterni) sono proprio quelli che l’economia criminale tende semmai a complicare.
Dunque, se la “porta girevole” dei presidenti è il frutto di una costituzione che consente rimozioni facili e di un Congresso instabile, la resilienza economica del Perù deriva dalla credibilità della sua banca centrale e dalla continuità di Velarde. Un istituto indipendente e un governatore che hanno saputo ancorare le aspettative inflazionistiche, gestire la dollarizzazione, attenuare la volatilità esterna e tenere i conti in ordine. Ciò non elimina le sfide del Perù, da un congresso impopolare che blocca molte riforme fino alla crescente criminalità. Ma spiega perché l’economia mineraria continua a crescere e l’inflazione resta tra le più basse dell’America Latina. Ad aprile in Perù ci saranno nuove elezioni: non si sa chi sarà il prossimo presidente, ma di certo si sa che Velarde continuerà a stare al suo posto.