(foto EPA)

Futuro (euro) digitale

Solo Visa alle Olimpiadi. Il circuito è sponsor del Cio e non sono ammessi concorrenti oltre al cash. Se solo ci fosse l'euro digitale

Mariarosaria Marchesano

L’adozione della Cbdc così come la discussione sugli Eurobond è ormai nell’agenda di Bruxelles. Un racconto personale dalle gare di Milano Cortina per capirne l'importanza

Emozione, coda, cassa al bar: “Due bottiglie d’acqua e due focacce, per favore”. Tiro fuori la carta di credito e dall’altro lato: “Mi dispiace accettiamo solo contanti o Visa”. E io: “In che senso, scusi, non posso comprare da mangiare? “Eh, non dipende da noi signora, non lo vede il cartello?”. In effetti, sul bancone è scritto a chiare lettere “Solo pagamenti Visa”. Siamo al Forum di Assago, padiglione B. In tasca ho 8 euro in contanti e mia figlia, di 21 anni, neanche uno perché lei ormai paga anche il caffè con l’app del cellulare. E’ ora di cena ma riesco a comprare solo dell’acqua: entrambe le carte di credito e un bancomat non vengono accettate perché del circuito concorrente, Mastercard. Ma bisogna affrettarsi, la finale di danza libera su ghiaccio sta per cominciare. Sarà una serata strepitosa che finirà con l’inno della Marsigliese per omaggiare la vittoria della coppia francese. 

 

Quella americana, favorita, si piazza al secondo posto (la canadese al terzo e quella italiana al quarto, dopo una bella esibizione sulle note di Diamanti). Insomma, viva le Olimpiadi di Milano Cortina. E, però, durante le gare abbiamo fame e un tarlo nella mente. In una pausa esco e trovo un info point Visa, mi avvicino e chiedo spiegazioni appurando che se avessi scaricato una carta digitale temporanea (sempre Visa) avrei potuto accreditare dal mio conto una piccola somma per cenare. Ovviamente, occorre rilasciare dati personali. Se al seguito avessi avuto dei bambini urlanti avrei ceduto, lo ammetto, ma in quel momento ci è sembrata una forzatura e abbiamo rifiutato, mangeremo a casa a mezzanotte, conservando comunque un bellissimo ricordo. Questa breve storia è emblematica di che cosa vuol dire per l’Europa non avere ancora l’euro digitale in una fase in cui l’abitudine dei cittadini all’utilizzo del cash sta diminuendo precipitosamente. Secondo fonti della Bce, nel 2016 i pagamenti in contanti rappresentavano il 79 per cento del totale, nel 2024 erano il 57 per cento e stanno continuando a calare. Chi, oggi, può dire di andare in giro sempre con sufficiente cash in tasca? Mentalmente siamo abituati a pensare che tanto c’è la carta. E invece, può succedere di trovarsi in situazioni di difficoltà. Se fosse stato già introdotto l’euro digitale, secondo il regolamento contenuto nella proposta già approvata dal Consiglio europeo, tutti gli esercizi commerciali avrebbero l’obbligo di accettare la moneta unica. Vuol dire che in mancanza di contanti, si potrebbe acquistare qualsiasi bene tramite un wallet collegato al conto corrente che in tempo reale è in grado di trasferire il denaro. Dice l’articolo 7 del regolamento: “Il corso legale dell’euro digitale comporta l’obbligo di accettazione dello stesso” e “il beneficiario non rifiuta l’euro digitale proposto in pagamento per adempiere a tale obbligo”. Questo non vuol dire che Visa, Mastercard o qualunque altro operatore privato non potranno più essere sponsor ufficiali delle Olimpiadi ma che non avranno più l’opportunità di imporre all’interno del circuito dell’evento un unico sistema di pagamento perché esisterà una infrastruttura pubblica che in Europa garantisce a tutti di poter pagare secondo le proprie esigenze. Invece, si scopre che molti utenti si sono accorti che nell’area dei Giochi invernali non avevano nessuno strumento per pagare, né ai bar né ai punti vendita di magliette e gadget. Fonti vicino alla Fondazione Milano Cortina spiegano al Foglio che Visa è sponsor del Comitato Olimpico a livello globale (in effetti, lo è dal 1986 e nel 2018 ha rinnovato la partnership fino al 2032) e che, dunque, le regole sono sempre le stesse per tutte le competizioni e per tutti i paesi. “Pagamenti solo tramite Visa anche alle recenti Olimpiadi di Parigi”, ricordano. Nessuno mette in discussione il ruolo fondamentale che gli sponsor hanno sempre avuto nei Giochi Olimpici. Solo che, probabilmente, i tempi stanno cambiando, e anche la sensibilità verso certi temi è mutata. Fino a qualche anno fa non ci saremmo neanche accorti dei limiti di una sponsorizzazione (americana) che di fatto limita la possibilità di accedere ai pagamenti poiché il contante era molto più diffuso di bancomat e carte di credito. Ma non è solo questo. L’adozione dell’euro digitale, così come quella degli eurobond, è entrata ormai nell’agenda politica europea. Le autorità di Bruxelles stanno insistendo sulla necessità di rafforzare la sovranità finanziaria dell’Europa in un contesto di continue tensioni geopolitiche e di rottura degli equilibri transatlantici. E i governi, sebbene in modo non omogeneo, stanno piano piano recependo il messaggio. Se sull’emissione di debito comune la discussione è ancora all’inizio, come si è visto in questi giorni, sull’euro digitale sono stati già fatti importanti passi in avanti. Il Consiglio Ue, infatti, ha approvato la proposta di moneta digitale sostanzialmente nella versione avanzata dalla Commissione europea, con la Bce come consulente tecnico, mentre la maggioranza del Parlamento di Strasburgo ha praticamente fatto a pezzi la tesi del principale oppositore, Fernando Navarrete. Mancano ancora diversi passaggi tecnici e politici prima di arrivare all’adozione piena dell’euro digitale, ma l’aria che tira è di un progressivo affrancamento dal dominio dei circuiti di pagamento privati. Così, c’è da augurarsi che alle prossime Olimpiadi invernali, se dovessero svolgersi ancora in Europa, sia più facile godersi un panino in santa pace mentre si guarda una gara.

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