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Il Colloquio

Cosa serve all'Italia per avere meno auto dazi. Parla Fontana (Confindustria)

Davide Mattone

Insieme al reddito disponibile è cresciuta anche la propensione al risparmio, che continua a toccare livelli altissimi. Nel 2026 ci potrebbero essere due sorprese: la ripresa dell'economia tedesca a trainare quella italiana, la sconfitta di Trump alle midterm per frenare l'incertezza

Siamo in una fase di grande confusione e di revisione delle modalità produttive a livello mondiale. Nel 2025 gli indicatori dell’incertezza economica hanno raggiunto i picchi della pandemia”, dice al Foglio Alessandro Fontana, direttore del Centro studi Confindustria (Csc). “Tutti stanno attenti a spendere. In questo senso, per incidere sull’incertezza bisognerebbe vedere un alleggerimento delle tensioni geopolitiche”.

Mercoledì l’Istat ha rilasciato i dati sulla produzione industriale nel 2025, con la manifattura italiana che ha chiuso con una flessione dello 0,2 per cento sul 2024 (che, rispettivamente, aveva chiuso a –4,0 per cento sul 2023). Da agosto c'è stato un leggero miglioramento - l'ultimo trimestre dell’anno (ottobre-dicembre) è migliore (+0,9) rispetto al trimestre precedente (luglio-agosto) - ma non abbastanza per risollevare le sorti dell’economia italiana. “La produzione industriale è ferma perché sono altrettanto statiche le tre variabili a cui è legata: al consumo di beni, alla dinamica degli investimenti e all'export” commenta Fontana, “L'export è sostanzialmente piatto e non si vedono cambi di direzione nei prossimi mesi: un terzo delle nostre esportazioni è destinato alla Germania, alla Francia e agli Stati Uniti che, per ragioni diverse, hanno mercati che non stanno correndo”. Poi il direttore del Centro studi continua sul capitolo consumi: “Il reddito disponibile è cresciuto in maniera sostanziale, ma altrettanto ha fatto la propensione al risparmio (11,4 per cento nel terzo trimestre del 2025, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al secondo, ndr). Così le famiglie stanno risparmiando piuttosto che spendendo e i consumi rimangono su tassi di crescita bassi. Se fossero più alti l'impatto delle tensioni geopolitiche sulla produzione industriale sarebbe minore” sottolinea Fontana, “Gli investimenti delle imprese, invece, stanno andando bene ma solo perché c'è ancora un forte traino del Pnrr sia per la parte pubblica che per gli incentivi alle imprese”.

Ma i livelli di produzione ed export non sono eterogenei. Su tutti spicca in positivo la dinamica del settore farmaceutico: “Abbiamo sempre pensato alla farmaceutica come un baluardo contro i dazi per l’altissimo livello d’integrazione a livello globale”, spiega Fontana, “Ma le aziende, quasi tutte multinazionali, stanno cercando di riorganizzare la loro produzione in modo tale che ogni area geografica abbia la sua linea produttiva completa, mitigando il rischio di colli di bottiglia” dice il direttore.

Siamo dunque condannati anche nel 2026 a una crescita dello zerovirgola? “La prospettiva di medio termine è questa”, risponde Fontana. “Per ora gli importatori statunitensi si sono fatti carico dei dazi riducendo i propri guadagni. Ma se queste condizioni persisteranno gli importatori cercheranno di recuperare quel margine trovando produttori degli stessi beni che si sono intanto stabiliti negli Stati Uniti”. Poi continua: “Detto questo, ci potrebbero essere della sorprese in positivo. Penso alla Germania: se l’economia dovesse recuperare dopo l’aumento di spesa pubblica ne beneficeremmo anche noi dato il livello di integrazione dei due paesi. Ma c’è anche un altro fattore” dice il direttore del Csc. “Quest’anno ci saranno le midterm americane. Se Trump perdesse la maggioranza, ciò potrebbe avere dei risvolti positivi per l’incertezza economica, dato che è causata in larga parte dagli Usa”.

L’ultima legge di Bilancio ha spostato poco rispetto alle prospettive di crescita. E, alla richiesta di Confindustria di 24 miliardi di euro in tre anni, il governo ha risposto con 15 miliardi. Avete fatto ulteriori richieste? “Noi abbiamo dato una valutazione positiva alla manovra” commenta infine Fontana, “Gran parte delle cose che giudichiamo negative sono state migliorate. Certo, sull'energia ci si aspetta qualcosa così come sul tema delle semplificazioni amministrative: abbiamo avuto un assaggio dalla Zes e dal Pnrr, ed è bene seguire su questa linea”.