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un cambiamento

Grazie ai mercati il tempo della “tirannia” è finito. Oggi proteggono i cittadini dagli eccessi del potere

Nicola Rossi

Neanche 15 anni fa, la possibilità che i mercati finanziari potessero imporre la loro volontà ai governi era vista come una limitazione insopportabile alla sovranità dei singoli stati. Ma ora la situazione è cambiata e oggi ci difendono dalle sregolatezze di esecutivi fiscalmente irresponsabili

Poco meno di quindici anni fa non era poi così inconsueto sentir parlare della “tirannia dei mercati”. La possibilità che, in particolare, i mercati finanziari potessero finire per imporre la loro volontà ai governi era vista da molti come una intollerabile prevaricazione ed una limitazione insopportabile della sovranità dei singoli stati. In Italia (ma non solo in Italia), da un capo all’altro dello schieramento politico, non furono pochi a sostenere con forza questa tesi. Non era poi così inusuale sentir ventilare l’ipotesi di una agenzia di rating europea e naturalmente pubblica. E non era poi così raro sentire ipotizzare una qualche forma di buyback del debito pubblico detenuto da investitori esteri da parte dei pochi investitori istituzionali presenti nel paese. Il messaggio, ripetuto a volte fino alla noia, era che fosse necessario sottrarsi al mercato per riconquistare i necessari margini di azione. A quindici anni di distanza l’attenzione dei mercati, verso l’Italia (ma non solo l’Italia), è considerevolmente scemata. E se e quando si manifesta è per il tramite di discreti segnali di apprezzamento per le politiche di bilancio in atto da un triennio circa e, auspicabilmente, destinate a continuare. Della “tirannia” non c’è più traccia, almeno per quanto ci riguarda da vicino. Il che però non significa che i mercati non abbiano fatto sentire la loro voce. A una settimana dal Liberation Day, furono i mercati a costringere l’amministrazione americana a una significativa marcia indietro. Dopo aver ripetutamente indicato la propria volontà di limitare significativamente l’indipendenza della banca centrale, l’amministrazione americana – anche a valle di uno storico discorso dell’attuale chairman della Fed – non ha potuto fare a meno di tenere conto della opinione dei mercati nella indicazione del suo successore. E la vicenda relativa alle mire statunitensi sulla Groenlandia, segnata da una stance europea che non molti avrebbero previsto, è un esempio ulteriore della forza dei mercati.

 

 


La sostanza, dunque, è semplice. Raccogliendo, elaborando e sintetizzando una massa sterminata di informazioni i mercati – non preoccupatevi, opportunamente regolati – danno, quasi sempre, indicazioni per una allocazione efficiente delle risorse e, così facendo, rappresentano una efficace protezione del cittadino nei confronti degli eccessi del potere. Difendono il cittadino dalle sregolatezze di esecutivi fiscalmente irresponsabili. Lo preservano dalla opaca e infida tassazione che si cela nelle politiche tariffarie aggressive e nella pretesa di una politica monetaria asservita al potere politico. Lo tutelano dall’avventurismo. Come tutte le protezioni efficaci, anche questa costa: in misura inversamente proporzionale alla consapevolezza e alla vigile attenzione dei cittadini e in misura, invece, più che proporzionale rispetto alla loro disponibilità a seguire il pifferaio di Hamelin di turno. Chi del potere dispone e il potere esercita continuerà – salvo casi rari – a trovare insopportabile la disciplina richiesta dai mercati. Cercherà in tutti i modi di aggirarla e comunque, direttamente o indirettamente, non mancherà di lamentarsene. Quando questo accade si può esserne certi: si lamenta perché qualcuno gli ha impedito di prenderci per il naso.

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