dribblare il risiko
Dopo Messina, anche Orcel si allontana dai giochi italiani. Fino a quando?
Le parole del ceo di UniCredit fanno volare il titolo. Niente fusioni forzate, maxi cedole ai soci e pazienza sulle partite aperte con Commerzbank e Generali. Dopo un anno di scontri istituzionali, il mercato premia la creazione di valore senza operazioni straordinarie. Strategie e dividendi
Andrea Orcel dice cose come “Fusioni e acquisizioni non sono una necessità”, “Parliamo regolarmente con Generali, ma non c’è altro”, “Da soli possiamo generare molto più valore di una fusione o acquisizione”, e il titolo di Unicredit vola del 6,3 per cento. Per una banca che capitalizza 120 miliardi vuol dire avere guadagnato 3,6 miliardi in una sola seduta. Che cosa sta succedendo? Sono dichiarazioni da “pentito” del risiko bancario, eppure sembrano musica per le orecchie del mercato. Gli investitori hanno apprezzato i risultati 2025 annunciati ieri mattina (utili 10,6 miliardi di utili) ma, soprattutto, la promessa del banchiere di distribuire 30 miliardi nei prossimi tre anni, 50 nei prossimi cinque (anche se lui scade nel 2027).
Un’analisi di Equita spiega che Unicredit ha indicato (per i prossimi tre anni) distribuzioni totali cumulate pari al 26 per cento della capitalizzazione di mercato e (per i prossimi cinque) distribuzioni pari al 43 per cento, con cedole aggiuntive che saranno valutate di anno in anno in base all’eccesso di capitale a disposizione. Un fiume di denaro. Del resto, il vento sovranista che soffia in tutta Europa sulle aggregazioni bancarie sta spingendo gioco forza il capitale in eccesso più verso le tasche dei soci che verso operazioni straordinarie che rischiano di toccare nervi sensibili. E tutta questa ricchezza in arrivo non può certo dispiacere agli investitori, soprattutto quelli che vivono di rendimenti da portafoglio. Un giorno si capirà se non sarebbe stato meglio investirne il più possibile nello sviluppo dimensionale del sistema creditizio italiano ed europeo. Ma tant’è e Orcel fa di necessità virtù. Il banchiere ha defnito “unlocked” o “unlimitetd” Unicredit per la capacità di sbloccare il suo potenziale e creare valore “indipendentemente” dal discorso delle aggregazioni.
E’ la strada indicata da tempo da Carlo Messina per il futuro di Intesa Sanpaolo (anche lui ha promesso 50 miliardi ai soci nei prossimi cinque anni) e che adesso Orcel si appresta a seguire dopo l’anno vissuto pericolosamente sulla cresta dell’onda del risiko bancario. Dodici mesi fa, Orcel si scontrava con i muri alzati dal governo federale tedesco per la scalata di Unicredit a Commerzbank e contemporaneamente subiva il golden power paventato, e poi messo in pratica, dal governo Meloni per l’offerta lanciata su Banco Bpm. E ancora nel pieno della tempesta politico-finanziaria annunciava la conquista della terza banca greca, Alpha Bank. Che cosa resta di tutto questo? Alcuni punti fermi e una rimodulazione dei toni, più attenti, rispetto al passato, a non creare troppe aspettative su operazioni straordinarie, soprattutto a livello domestico. Insomma, una sorta di strategia della “distensione”.
Un punto fermo è Commerzbank. Qui è la parola d’ordine è pazienza: “Se le condizioni saranno favorevoli, tutto accadrà nel modo corretto e se non dovesse accadere, c’è molto altro da fare in alternativa”. Questo, in sintesi, il messaggio di Orcel, che con il suo tentativo di aggregare Commerzbank, ha indubbiamente messo alla prova la capacità dell’Unione europea di dar vita a campioni bancari in grado di competere con i giganti americani. Il banchiere, anche con le sue esternazioni critiche sui veti dei governi alle aggregazioni, ha sollevato un tema che scotta che per l’Europa. Un secondo punto fermo è Alpha Bank, di cui Unicredit detiene il 30 per cento ma, per adesso, non è prevista alcuna operazione di fusione.
E’ la prima volta che viene chiarito: la partecipazione di Unicredit nella banca greca resta così, al momento, nessun’opa e chissà come mai vista l’accoglienza calorosa riservata in Grecia alla banca italiana. Il terzo punto riguarda l’Italia. Archiviato il dossier Bpm, che nel frattempo è finita nell’orbita della francese Crédit Agricole, resta l’incognita su Generali. I rumors di un imminente incontro tra Orcel e il ceo del Leone, Philippe Donnet, in vista di una partnership nel risparmio gestito, vengono, anche qui, fortemente ridimensionati. “Penso che comunichiamo regolarmente con loro – ha detto Orcel in una call con gli analisti - Sono uno dei nostri partner industriali. La gente dimentica che forniscono la maggior parte dei prodotti assicurativi nell’Europa centrale e orientale. Il resto sono solo fantasie di persone che hanno bisogno di inventare storie”. Parole che ricordano quelle di Messina sulla “ossessione” dei media per Generali-Intesa. Si vedrà. Intanto, la novità è che la borsa può fare a meno del risiko: qui vince chi promette di distribuire più soldi.