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Ilva, let it be
Flacks, il nuovo proprietario del siderurgico di Taranto si paragona ai Beatles ma non ha un piano
L’acquirente a cui il governo Meloni sta vendendo Ilva per un euro ha rilasciato un'esilarante l’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno dalla quale però non si è capito cosa voglia fare dell'impianto
Taranto. “Se vi dicessi quando vengo a Taranto, succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche”. Michael Flacks, l’acquirente a cui il governo Meloni sta vendendo Ilva per un euro, è pronto per partecipare al concerto del Primo maggio che ogni anno l’attore Michele Riondino e il neo cavaliere del lavoro Diodato organizzano a Taranto per chiudere il polo siderurgico. È esilarante l’intervista che Flacks ha rilasciato ieri alla Gazzetta del Mezzogiorno. Ultima di una lunga serie che il John Lennon della finanza sta dando ai quotidiani locali per presentare il suo salvataggio di Ilva. Mentre il giorno prima era sul Financial Times per annunciare che si candida anche a salvare British Steel, acciaieria inglese in amministrazione straordinaria che sta facendo la stessa fine di quella di Taranto.
“Mi sono sempre concentrato nella mia attività sull’acquisto di compagnie che nessuno vuole comprare – dice Flacks – Quando c’è un’attività che fallisce più volte, la gente viene da me”. L’ultima spiaggia del governo Meloni. Mentre il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ancora ieri dichiarava che “il fondo americano ha fatto, a giudizio dei commissari, l’offerta più significativa e sostenibile”, Flacks ammette di essere stato l’unico a presentarsi alla gara. “Voglio sottolineare che Flacks group non è un fondo d’investimento. Si tratta della società di famiglia, non abbiamo azionisti a cui rispondere”. Flacks Group è la società di servizi che gestisce il patrimonio di Michael Flacks da 1,7 miliardi di sterline: il piano Ilva ne prevede dieci volte tanti. Nel 2019, Flacks ha tentato di acquisire la catena di negozi al dettaglio Laura Ashley per 20 milioni di sterline, dopo aver valutato l’acquisizione della catena di discount Poundworld l’anno precedente. Entrambe le società sono poi state sottoposte a procedura fallimentare.
Nonostante ammetta di acquisire Ilva proprio perché al collasso, per Flacks “la fabbrica è gestita in maniera adeguata con impianti in buone condizioni”. Non sappiamo cosa gli abbiano presentato i commissari, ma in realtà gli impianti cadono a pezzi, tantoché un altoforno è stato sequestrato perché è andato a fuoco a due mesi dal taglio del nastro del ministro Urso, e un mese fa un operaio di 47 anni è morto per le mancate manutenzioni. “All’inizio riteniamo di tenere 6. 500 dipendenti – dice – ma abbiamo il progetto di crescere e arriva re a 8.000 e alla fine raggiungere i 10mila”. Segniamoci queste cifre, totalmente avulse dal ciclo industriale dell’acciaio che prevede 300 addetti per ogni migliaia di tonnellata a forno elettrico. “Costruiremo una nuova fonte di approvvigionamento energetico. La costruiremo a Taranto, stiamo discutendo proprio ora le opzioni con il governo”. Forse hanno in programma di costruire un reattore nucleare, l’unica fonte di approvvigionamento energetico che potrebbe sostenere Ilva.
"Lo stato italiano farà parte della società? No. Ci sarò solo io, al 100 per cento” risponde. Ma nel piano con cui ha partecipato alla gara ha scritto che prevedeva il 40 per cento di investimento pubblico. Lo stato ci mette il 40 per cento senza quote societarie? Alla domanda sull’ipotesi di partner privati, Flacks risponde: “Zero, non ci sono altri soci. Non ho altri soci fuori dalla mia famiglia. Il mio socio più importante è mia moglie”. Un’affermazione in contrasto con l’idea della premier Meloni, che ha contattato Federacciai per fare un appello agli industriali italiani affinché intervengano in società con Flacks, avendo capito il rischio che corre il polo siderurgico.
Al giornalista che gli augura buona fortuna, risponde: “Non si tratta di fortuna, è Dio che decide. Ho avuto problemi d’affari in Brasile, in Germania. Questo non è un problema, è un’operazione emozionante. E io non credo di essere una persona che crea problemi: voglio solo che tra tutti noi ci sia il dialogo, che siamo tutti amici. Ci servirà l’aiuto della Chiesa, della politica locale”. insomma, un piano industriale nelle mani di Dio.
Ovviamente a Taranto non poteva mancare la promessa di investire nella squadra di calcio: “Amo lo sport e in particolare il calcio, come molti tarantini che mi raccontano essere appassionati della squadra della città. Una passione per il calcio che condividono con me, da sempre tifoso del Manchester United. Sarà il più grande affare della mia vita”. Let it be.