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Editoriali
La doppia mossa di Lagarde sull'America
L’asse con la nuova Fed si sposa con i compiti a casa per un’Europa più competitiva
Christine Lagarde promuove Kevin Warsh da poco indicato come presidente della Federal Reserve dal presidente americano, Donald Trump. Più di una cortesia formale tra banchieri centrali. La numero uno della Bce, che in passato ha difeso apertamente il “collega” Jerome Powell, messo sotto pressione da Trump, ha speso parole di vivo apprezzamento dicendo di conoscere Warsh da molto tempo, dall’epoca della crisi finanziaria del 2007 quando lui aveva un incarico pubblico e lei stessa era ministro delle finanze (in Francia).
“Saluto con grande favore l’annuncio della sua designazione”, ha detto Lagarde durante la conferenza stampa seguita al meeting della Bce che ha lasciato invariati i tassi al 2 per cento. In effetti, la nomina di Warsh, che attende la conferma del Senato americano, sembra avere attenuato le preoccupazioni dei mercati circa la politicizzazione della Fed. Anche se non manca chi fa osservare come negli ultimi tempi la vicinanza a Trump, abbia indotto Warsh ad attenuare l’approccio da “falco” che lo ha contraddistinto negli anni in cui è stato membro del board dei governatori della Fed tant’è che le previsioni di mercato sono di altri due tagli dei tassi americani entro quest’anno.
Lagarde, evidentemente, attende di vedere i fatti e a mostrarsi senza preconcetti. Intanto, proprio le politiche trumpiane stanno avendo l’effetto (voluto) di indebolire progressivamente il dollaro rispetto all’euro, dinamica che, ha ammesso Lagarde, va monitorata con attenzione perché potrebbe avere un impatto sulla crescita e l’inflazione nell’Eurozona e, indirettamente, incidere sulle future decisioni sui tassi. Al momento, però, la situazione appare sotto controllo mentre è urgente accelerare il percorso di rafforzamento dell’Europa. Così, in previsione del consiglio Ue del 12 febbraio, Lagarde ha annunciato che la Bce invierà una check list di riforme, in primis mercato dei capitali, unione dei risparmi ed euro digitale, che servono “per liberare davvero il talento dell’Europa”.