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il piano
Messina chiude il risiko: Intesa cresce fuori dall'Italia
Il ceo spegne le voci su Generali e Unicredit: “Siamo su un altro pianeta”. Per il piano al 2029 le direttrici sono espansione europea e polo del wealth management, senza M&A domestiche
“Se anche Unicredit e Generali facessero un accordo in Italia per noi non cambierebbe nulla. Siamo ben felici di essere parte di una storia completamente diversa, siamo su un pianeta diverso”. Con queste parole, Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, ha escluso una volta per tutte il coinvolgimento della banca nel grande risiko italiano, dal quale già altre volte ha preso le distanze senza, però, evidentemente, riuscire a spegnere il rumore di sottofondo di un interesse a intervenire nella partita di Trieste. E le ultime indiscrezioni di un imminente incontro tra Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, e Philippe Donnet, ad di Generali, smentite ma non troppo dai diretti interessati, ha suscitato nuove domande su una possibile contromossa da parte del più grande gruppo bancario italiano. Ma non sarà così: “Cresceremo all'estero,”: è la risposta di Messina, che prima agli investitori e poi alla stampa ha presentato lunedì un nuovo piano strategico, che punta a consolidare la dimensione internazionale di Intesa entro il 2029: Francia, Germania, Spagna, ma anche Svizzera e Belgio.
“Fatemi tutte le domande sul nostro piano di espansione, ma non voglio parlare di Mps, Unicredit, Mediobanca e Generali”, ha precisato parlando con i giornalisti. Un modo anche un po’ assertivo per convincere stampa e mercato che non ci sono dubbi sulla direttrice strategica in cui crede Intesa: creare un grande polo di wealth management – cioè di gestione della ricchezza privata, oggi il business che assicura i maggiori margini di profitto alle banche - a livello europeo agendo attraverso le filiali del gruppo presenti nei vari paesi. Che questo potrebbe volere dire lasciare campo libero all’altra banca italiana, Unicredit, per fare un’alleanza con Generali nello stesso settore, è qualcosa che per Messina non rappresenta un problema poiché diverse sono le basi di partenza e gli obiettivi delle due banche rivali. I
ntesa Sanpaolo ha già raggiunto grandi dimensioni nelle gestioni patrimoniali (oltre 300 miliardi) e intende rafforzare la sua capacità di distribuire prodotti di risparmio in Europa acquisendo magari in loco, questo si, competenze professionali e reti di promotori, ma non direttamente altre banche. E’ proprio un altro tipo di sfida, forse più complessa, ma che comporta una minore esposizione ad autorizzazioni e regolamenti dei governi locali in un’epoca di tendenze sovraniste degli stati. Unicredit, invece, ha bisogno di rafforzarsi nella gestione del risparmio e così per Orcel potrebbe avrebbe senso un’alleanza con Generali, gruppo di cui Mediobanca (oggi controllata da Mps) è il primo azionista. In termini di dimensioni delle attività di asset management, ha aggiunto Messina, sarebbe “come mettere insieme due Bpm: rimarremmo comunque con tre volte le masse di quelli che si mettono insieme. Per noi non cambia niente”. Insomma, per Intesa, “non è un elemento di competizione”, anche perché “mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso”. Dunque, si apre una nuova fase di consolidamento bancario italiano ed europeo giocato quasi esclusivamente sulla corsa alla gestione della ricchezza e attento, però, a considerare il risparmio una questione di “interesse nazionale”. Si tratta di trovare una via di crescita compatibile con questo contesto. E Messina, che si è praticamente reso disponibile anche per un altro mandato, ha trovato la sua. Generali può attendere.