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La Situa a Bruxelles

Ursula al bivio sul Mercosur

Davide Mattone

Von der Leyen può già applicare l'accordo commerciale anche senza il consenso del Parlamento. Merz e Meloni approvano, Lula anche e Milei ha già messo in agenda a febbraio la ratifica

Il via libera giuridico e politico c’è già stato, il 9 gennaio. E la firma, in Paraguay il 17 gennaio, anche. Cosa manca allora all’accordo Ue–Mercosur per entrare in vigore? Che la Commissione metta in applicazione provvisoria l’intesa commerciale, che appare bloccata nella dimensione temporale del “vedremo”. Eppure il congelamento messo in atto dal Parlamento europeo, con una mozione che non sembra avere fondamento, non è un limite. Questo perché il 9 gennaio il Consiglio dell’Ue (composto dai governi, non dai “burocrati di Bruxelles”) ha votato a maggioranza qualificata il via libera alla firma dell’accordo con una piccola postilla: la Commissione potrà far partire la provvisoria applicazione appena uno stato del Mercosur ratificherà l’accordo, anche senza il consenso del Parlamento Ue.

La Commissione nella sua proposta era stata conservativa, ponendo l’approvazione del Parlamento come conditio sine qua non, quasi scivolando via da ciò che prevedono i trattati. Ma proprio il Consiglio ha ribaltato quest’impostazione e, attenendosi ai trattati, ha riaffermato il suo ruolo di “decisore di chi decide”, sottraendo al Parlamento europeo il giochino della clessidra del tempo. Un’assicurazione ben calcolata, dato che finché la Corte di Giustizia non si pronuncia (ci vorranno 18-24 mesi), l’Europarlamento non potrà votare l’approvazione.

Le strade percorribili per la Commissione, al momento, sono principalmente due. La prima è la più conservativa, volta a non esacerbare le tensioni interistituzionali. Anche se, una volta ottenuto il parere della Corte sulla legittimità dell’accordo, molti eurodeputati si sentirebbero di fatto autorizzati a votare a favore. La seconda, invece, è la più rischiosa perché sebbene giuridicamente percorribile, rappresenterebbe un vero e proprio strappo con l’Europarlamento. Infatti, con la decisione del Consiglio del 9 gennaio, la Commissione può decidere di non aspettare il parere della Corte e applicare l’accordo commerciale non appena verrà ratificato da un paese del Mercosur. Anche perché in Sud America qualcuno è già pronto. In Argentina Javier Milei ha già messo in agenda per la sessione straordinaria di febbraio del Congreso l’approvazione dell’accordo con l’Ue, mentre dal Brasile Lula ha dichiarato di volerlo ratificare entro giugno. Per von der Leyen questa resta senza dubbio la via più difficile, ma la migliore il bene dell’Europa. Proprio per questo, senza la legittimazione informale degli stati membri e dei gruppi parlamentari (il Ppe giovedì ha reiterato il suo appoggio al Mercosur), la Commissione non potrà mai prendere un tale rischio. A margine del vertice dei leader Ue di giovedì scorso, von der Leyen ha detto c’è un chiaro interesse, da parte degli stati membri, a far sì che i benefici dell’intesa si applichino “il prima possibile”.

Ed ecco Friedrich Merz e Giorgia Meloni, la coppia insospettabile che ha lasciato Emmanuel Macron all’Eliseo a difendere i trattori, andare in aiuto a von der Leyen. Ieri, al termine del vertice Italia–Germania a Villa Doria Pamphilj, Merz ha tuonato: “La legittimazione e legalitàdell’accordo tra Ue e Mercosur è fuori di dubbio”, per poi dirsi rammaricato per la scelta, definita “deplorevole”, del Parlamento, proprio quando “il mondo aspetta che l’Ue sia in grado di agire. La politica commerciale talvolta mira a indebolire l’Ue”, ha osservato il cancelliere, “ma incoraggio la Commissione a sottoscrivere accordi analoghi anche con l’India, l’Australia e così via”. Un po’ più timida, ma in accordo con Merz, Meloni ha ribadito ulteriormente le sinergie tra Germania e Italia: dalla difesa alla semplificazione, dal mercato unico fino al commercio multilaterale – il Mercosur.

Intanto ogni rinvio diventa anche un piccolo rischio. Secondo l’European centre for international political economy l’incertezza spinge le imprese a spostare investimenti e catene di fornitura. E nota che mentre slitta l’accesso preferenziale al mercato e alle materie prime del Mercosur, le scelte degli imprenditori e investitori spesso non sono destinate a riassorbirsi. Dall’altro lato, come scritto dall’ex alto funzionario della Commissione, John A. Clarke, su Euractiv, l’intesa ridurrebbe lo spazio per l’export Usa su entrambe le sponde dell’Atlantico, sicuramente a favore dell’Ue. Di conseguenza, prendendo la nuova Us National security strategy in considerazione, l’ex funzionario conclude che più il dossier resta appeso, più cresce il rischio che Washington provi a condizionarlo con pressioni politiche o mosse commerciali.