l'intervista
Boscaini (Confindustria Veneto): “Basta ideologia sul Mercosur. Ci serve ora"
Il presidente degli industriali veneti: "Sull'accordo commerciale rischia di esserci un ritardo pretestuoso, che farà male ai ceti produttivi. Siamo molto risentiti. Alla politica chiediamo di andare oltre le logiche partitiche"
“E’ un ritardo pretestuoso. Si sapeva già che il processo di approvazione del Mercosur avrebbe richiesto qualche anno, prima di entrare a regime, soprattutto nel recepimento da parte degli stati del Sud america. E noi adesso che facciamo? Andiamo ad allungare i tempi ulteriormente, dopo mesi e mesi che contestiamo i dazi di Trump. Ecco, questo mi fa molto risentire”. Da presidente di Confindustria Veneto, Raffaele Boscaini ha ben presente quali possano essere le ricadute negative sul suo territorio del rallentamento nella “messa a terra” dell’accordo commerciale con i paesi del Mercosur. “Difficile fare stime esatte, ma sicuramente senza quell’accordo rinunceremmo a tantissime opportunità per diversificare le nostre esportazioni, soprattutto in una fase turbolenta come questa”, dice al Foglio. La sua azienda, la Masi agricola, produce vini da generazioni, nel cuore della Valpolicella. E proprio il settore vitivinicolo potrebbe, grazie al Mercosur, recuperare le quote di mercato perse con l’introduzione dei dazi americani. “Come Dicevo, sono molto risentito perché dobbiamo decidere cosa fare. Se vogliamo rinunciare a queste opportunità allora tanto vale tornare alla dimensione dei feudi, al feudalesimo”, dice Boscaini riferendosi al voto a Bruxelles per ritardare l’introduzione dell’accordo commerciale. Tra questi c’era la Lega, che in Veneto ha avuto per oltre un decennio il volto governista di Luca Zaia e adesso ha quello di Alberto Stefani. Siete delusi da queste prese di posizione? “Non mi soffermerei troppo nel giudizio su un partito piuttosto che un altro”, risponde il presidente Boscaini. “Il mio compito è quello di rappresentare le istanze delle imprese. Vuol dire portare avanti gli interessi non solo degli imprenditori ma anche del tessuto produttivo, che in termini di operato ha una valenza importante con ricadute anche sull’agricoltura, perché l’agroalimentare veneto è molto forte. Ecco perché andare a mettere i bastoni tra le ruote a un commercio internazionale che già ha le sue difficoltà, tra la tutela dei marchi, i dazi, l’Italian sounding e quant’altro, mi sembra sia assolutamente poco arguto e soprattutto poco incline a una libertà economica. Libertà economica che ovviamente vuol dire opportunità per noi, ma anche per gli altri”.
In queste settimane, poi, le aziende, soprattutto quelle del nord, aspettano i famosi interventi sull’energia promessi dal governo e che però ancora non si vedono all’orizzonte. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha già fatto capire che non se ne parlerà prima di febbraio. “La misura forse più importante è il disaccoppiamento tra il prezzo dell’energia e quello del gas”, rileva Boscaini. “Anche sulla sburocratizzazione c’è bisogno di togliere un freno che continua a bloccare lo sviluppo delle imprese. So che ci stanno lavorando ma c’è bisogno di un intervento rapido”. Così come rapidità è quella che Confindustria Veneto, oltre 8750 aziende associate tra tutte le articolazioni provinciali, chiede sul Mercosur. “L’appello rivolto alle forze politiche è a dare risposte rapide e concrete ai cittadini. Capisco le logiche ideologiche o partitiche e le rispetto. Ma al primo posto deve venire il rispetto per i cittadini”. E quindi anche delle imprese, sempre più insofferenti a queste latitudini.