Ansa
Ripresine possibili
Fiducia su, inflazione giù, potere d'acquisto in rialzo, pil in ripresa. Ecco il 2026 per Confcommercio
Bisogna guardare i dati, senza negare le difficoltà, ma senza nemmeno ingigantirle. I problemi restano, le riforme servono, ma i numeri raccontano che l’economia italiana non è ferma né condannata. E che il catastrofismo, ancora una volta, spiega meno della realtà
C’è un modo semplice per verificare se il racconto catastrofista sull’economia italiana corrisponde alla realtà: guardare i dati, con calma, senza negare le difficoltà ma senza nemmeno ingigantirle. L’ultima congiuntura di Confcommercio offre proprio questo esercizio di realtà. Non promette miracoli, ma mostra che qualche antidoto alla sfiducia cronica esiste, e che sta producendo effetti concreti. Il primo dato riguarda l’inflazione. Dopo essere stata il grande spauracchio degli ultimi anni, oggi è sotto controllo. A gennaio 2026 l’inflazione tendenziale è stimata allo 0,7 per cento, tra le più basse in Europa, anche sul fronte alimentare. Questo significa che il caro prezzi ha smesso di erodere in modo sistematico i redditi e di frenare i comportamenti di spesa.
Il secondo effetto visibile è il recupero del potere d’acquisto. Nei primi tre trimestri del 2025 il reddito disponibile reale delle famiglie è superiore del 4,6 per cento rispetto al 2019, quindi sopra i livelli pre-pandemici. I consumi reali crescono più lentamente (+1,2 per cento sul 2019), ma la direzione è cambiata chiaramente nella parte finale dell’anno, dopo mesi di prudenza. A confermare il cambio di clima arrivano gli indicatori di fiducia. Quella delle imprese cresce da quattro mesi consecutivi, con un aumento di circa il 3 per cento rispetto a luglio. Anche la fiducia delle famiglie migliora: a dicembre è salita dell’1,7 per cento su novembre. Meno sfiducia, meno risparmio difensivo, più disponibilità a spendere.
I comportamenti lo dimostrano. Il Black Friday 2025 ha generato circa 4,9 miliardi di euro di spesa, con un aumento vicino al 20 per cento rispetto all’anno precedente. I consumi natalizi crescono in termini reali del 2,8 per cento per famiglia, mentre i viaggi nel ponte dell’Immacolata aumentano del 4,9 per cento. Anche le vendite al dettaglio tornano a crescere per due mesi consecutivi, cosa che non accadeva dall’inizio del 2024. In questo contesto, la stima di crescita del pil per il 2026 è dello 0,9 per cento: una previsione superiore a quella del Fondo Monetario (che prevede una crescita dello 0,7 per cento, contro una media Ue dell’1,3 per cento), non trionfalistica, ma coerente con una ripresa graduale trainata dai consumi. I problemi restano, le riforme servono, ma i numeri raccontano che l’economia italiana non è ferma né condannata. E che il catastrofismo, ancora una volta, spiega meno della realtà.