Ansa

Il colloquio

“Sul Mercosur la Lega fa il male anche del Veneto”, dice Brazzale

Mariarosaria Marchesano

“Siamo di fronte alla più lampante dimostrazione dello scollamento che si è creato tra classe politica e imprese. Noi abbiamo bisogno di mercati aperti per poter lavorare e non di barriere commerciali che alcuni soggetti privilegiati impediscono di abbattere", ci dice l'imprenditore

Roberto Brazzale è capo della più antica azienda lattiero casearia italiana, un’impresa familiare secolare (dal 1784) che oggi gestisce la produzione di burro e formaggi a livello globale. “Come mai – si domanda l’imprenditore in un colloquio con il Foglio – alcuni agricoltori europei possono importare dall’America latina materie prime come soia e mais a dazio zero e questo viene impedito agli importatori di frutta e carne, che subiscono l’applicazione delle tariffe?”. Dietro lo stop del Parlamento europeo all’accordo sul Mercosur c’è anche questa disparità che, secondo l’imprenditore, non viene colta abbastanza dall’opinione pubblica, ma è uno degli elementi fondamentali per decifrare quello che sta succedendo. “Siamo di fronte alla più lampante dimostrazione dello scollamento che si è creato tra classe politica e imprese – incalza – Noi abbiamo bisogno di mercati aperti per poter lavorare e non di barriere commerciali che alcuni soggetti privilegiati impediscono di abbattere con la complicità di associazioni sindacali che rispondono esclusivamente a logiche di potere”.

 

La famiglia Brazzale ha radici in Veneto, regione dominata dalla Lega di Matteo Salvini, che è apertamente contraria al trattato di libero scambio con il Sud America, al quale il governo Meloni ha dato il via libera. La Lega, allora, non fa gli interessi delle imprese? “La Lega di Salvini sta diventando un partito antiglobalista. Direi che non è quello di cui abbiamo bisogno in Veneto, anzi un partito così rischia di diventare una zavorra per chi fa impresa”. Parole che sono il segnale che qualcosa sta cambiando nel cuore di un tessuto imprenditoriale che ha costruito la sua fortuna sui mercati internazionali. L’azienda Brazzale ne è il classico esempio. “Sin dagli anni Novanta – ricorda l’imprenditore – abbiamo esteso il nostro ciclo produttivo all’estero, tra Repubblica Ceca, Cina e Brasile dove abbiamo allevamenti nel Mato Grosso do Sul. In più esportiamo verso 75 paesi, compresi quelli che fanno parte del Mercosur e sappiamo bene cosa vogliono dire i dazi al 28 per cento che impongono sulle merci europee. Laggiù c’è un enorme potenziale per i prodotti italiani, non fosse altro per la grande affinità culturale tra la nostra cucina e la loro, ma le vendite sono scarse a causa, appunto, delle barriere commerciali. La cosa più naturale sarebbe ricalcare gli accordi di libero scambio con il Canada di dieci anni fa di cui le imprese italiane hanno chiaramente beneficiato”.

 

I detrattori dell’intesa sul Mercosur, molto contestata dalla Coldiretti, usano argomenti come la concorrenza sleale e il dumping agricolo, la mancanza di reciprocità normativa, danni ambientali e rischi per la sicurezza alimentare. Come risponde? “Non ho dubbi che siano ragioni infondate e strumentali – ribatte l’imprenditore – Lavoriamo da decenni in Brasile e posso dire che, contrariamente a quanto si pensi, le carni e molti prodotti agricoli sono anche più freschi e sicuri dei nostri a causa della grande disponibilità di terreni dove, per esempio, gli animali pascolano allo stato brado e l’inquinamento è quasi assente. Potrei dire anche che ci sono severi controlli sull’ambiente, noi come azienda abbiamo piantato due milioni di alberi per raggiungere la neutralità carbonica e il 25 per cento della nostra azienda ricade in una riserva naturale. E potrei andare avanti. Purtroppo, temo che una frangia fortemente minoritaria di imprese agricole europee stia bloccando l’accordo con altre finalità, come quella di negoziare i sussidi sulla Pac, la Politica agricola comunitaria che in sessant’anni ha prodotto cose oscene in Europa come le quote latte”.

 

Tornando all’Italia: cosa dovrebbe fare la politica? “Do atto alla premier Meloni di avere compreso l’importanza dell’accordo sul Mercosur e della sua capacità di portare vantaggi a cittadini e imprese. Ma poi la Lega, che del governo fa parte, e i Cinque stelle, che stanno all’opposizione, si sono ritrovate d’accordo nell’opporsi. Ma non mi sorprende, l’ideologia di queste forze politiche è che sia necessario un controllo dell’offerta di prodotti agricoli, che poi è anche il principio cardine dell’intera politica agricola dell’Unione. D’altra parte, un sindacato come la Coldiretti invoca la reciprocità con il Sud America quando non consente che venga applicato lo stesso trattamento tariffario a tutti gli importatori, e che i cittadini europei possano avvantaggiarsi di dazi zero sia che acquistino prodotti a base di soia e mais sia che acquistino delle bistecche”.

Di più su questi argomenti: