Ansa
L'analisi
Altro che Cina o Europa, il debito monstre degli Stati Uniti ha cause interne e il futuro è un rebus
Il pericolo viene da una economia che produce meno di quel che consuma. Il debito pubblico ha superato il 100 per cento del pil, a cui però bisogna aggiungere i debiti privati, perché tutti continuano a vivere al di sopra dei loro mezzi: il debito delle famiglie è al 140 per cento, quello delle imprese al 130
Lezioni americane, potremmo chiamare così quella sequenza di luoghi comuni anti europei recitati ieri da Donald Trump, una retorica così vieta da aver disgustato ormai persino Nigel Farage. “L’Europa non va nella giusta direzione”, ha detto, invece l’America sì, e ha sciorinato mirabolanti cifre sul presunto boom americano. Non che l’Europa stia bene e non è vero che l’economia americana vada tanto male, tuttavia a Davos l’élite post-globale della quale nemmeno The Donald può far a meno, ha cominciato a nutrire seri dubbi. L’imputato principale è il debito degli Stati Uniti, l’altra faccia tenuta spesso nascosta sotto il velo della disinformazione. E’ di questi giorni la notizia che il principale fondo pensione danese ha cominciato a vendere titoli federali a stelle e strisce. Certo, la Danimarca è piccola, da sola non è in grado di mettere in crisi il Tesoro degli Stati Uniti e il fondo si è liberato finora di 100 milioni di dollari soltanto, ben diverso è se il gesto, nato dalla profonda irritazione per le minacce alla Groenlandia, non sarà un fuoco di paglia. Che succede se fa lo stesso la Cina che detiene nei suoi forzieri titoli americani per mille miliardi di dollari? Pimco, una delle maggiori società nella gestione degli investimenti oggi controllata dalla Allianz, il gigante tedesco delle assicurazioni, ha cominciato anch’essa ad alleggerirsi di attività finanziarie americane e a diversificare, visti i chiari di luna. Nell’insieme sono 9 mila i miliardi di debito in mani estere.
Il pericolo viene da una economia che produce meno di quel che consuma. Il debito pubblico ha superato il 100 per cento del prodotto lordo, ma a esso bisogna aggiungere i debiti privati, perché negli Stati Uniti tutti continuano a vivere al di sopra dei loro mezzi. Il debito delle famiglie (mutui, carte di credito, prestiti studenteschi, ecc.) è pari al 140 per cento del prodotto lordo; quello delle imprese è al 130 per cento. Insomma, nessuno vive senza indebitarsi in modo massiccio. E’ qui del resto la vera fonte dello squilibrio dei conti con l’estero, perché le esportazioni sono una quota molto piccola del reddito nazionale, meno di un quinto, metà rispetto alla vituperata Europa. E sono vent’anni che gli Usa non registrano un bilancio in attivo.
La montagna di debito è soffocante ormai non solo nel lungo periodo. Si pensi che un quarto dell’intera spesa pubblica è finanziato con prestiti. Il debito detenuto dal pubblico supera ormai i 28 mila miliardi di dollari su un totale di 38 mila miliardi. E’ vero che circa il 20 per cento (sempre in rapporto al prodotto lordo) è aumentato dal 2020, quindi è colpa del Covid, ma nel 2000 era inferiore al 30 per cento, è balzato a oltre l’80 per cento dal 2010 al 2015 per effetto della grande crisi finanziaria che ha obbligato a spendere per salvare banche, imprese e posti di lavoro, oltre a compensare parte dei redditi falcidiati dal Grande Crack. Fonti ufficiali della Federal Reserve prevedono che entro il 2035 il debito federale sarà superiore al 120 per cento del pil, il deficit salirà al 6 per cento e la spesa per interessi a ben 21 mila miliardi di dollari, pari al 4 per cento del prodotto lordo, una percentuale simile a quella italiana.
L’inflazione ha in parte ridotto il debito in termini nominali, ma non ha potuto invertire il trend. Ora i prezzi stanno scendendo, quindi verrà a mancare anche l’effetto monetario. Le imposte ammontano ad appena il 17 per cento del pil, Trump ha ridotto le tasse e vuole rimpolparle con il ricavato delle tariffe, ma a parte altre ricadute perverse, secondo le stime della Fed ci sarà un aumento dell’1 per cento in dieci anni a fronte del quale la spesa crescerà del 3 per cento del pil. Insomma il disavanzo del bilancio pubblico è destinato ad aumentare e il debito a salire per cause interne che non hanno nulla a che vedere con la Cina o con l’Europa. Che cosa resta da fare, una politica di austerità come quella europea? E’ anatema negli Stati Uniti. E allora cosa garantirà il debito, il ritorno alla politica delle cannoniere preconizzato e temuto dell’Economist? O magari le ricchezze nascoste sotto i ghiacci della Groenlandia? E’ Trump a cercare alibi non certo l’Unione europea.