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il colloquio

L'approdo di Hbo Max in Italia, nel mezzo di un caos finanziario e politico

Stefano Cingolani

L'amministratore delegato e presidente Casey Bloys: "Hbo vivrà. La qualità fa premio su tutto". Intanto la Paramount di David Ellison fa causa contro l'accordo raggiunto con Netflix. La sorte di Warner Bros è ora appesa al giudizio dei tribunali

Hbo Max entra in Italia nel bel mezzo di una tempesta mediatica, finanziaria e non ultimo politica che mette in discussione il futuro di Warner Bros. Discovery, cioè la casa madre contesa tra Netflix e Paramount. Incontrare Casey Bloys – 56 anni che non dimostra affatto – presidente e amministratore delegato di Hbo, dove è entrato nel 2004, e non toccare il tasto che più duole, è poco diplomatico anche se impossibile. Diplomatica è invece la risposta all’insegna del chi vivrà vedrà; e Hbo Max vivrà, di questo Bloys è più che convinto perché sicuro del valore non solo dell’immensa biblioteca cinematografica, ma anche dei nuovi prodotti che può offrire. “La qualità fa premio su tutto”, dice invitando a evitare facili conclusioni. “E’ un lungo processo”, aggiunge, come per ogni fusione e acquisizione, ci vorranno anni che intanto sono occupati da un’ampia gamma di nuove produzioni, almeno fino al 2028. E puntare su un esteso ventaglio è la strategia caratteristica di Hbo Max. La sorte di Warner Bros. è appesa al giudizio dei tribunali dopo che la Paramount di David Ellison, figlio di Larry, il fondatore di Oracle, ha fatto causa contro l’accordo raggiunto con Netflix la quale, secondo le ultime notizie, è disposta ad aumentare la sua offerta a 83 miliardi di dollari tutti in contanti. Paramount promette 108 miliardi cash e in più ha il sostegno del presidente americano. Si dice che Ellison junior vuol scendere in politica e conta di usare la CNN (anch’essa controllata da Warner Bros.) rovesciandola come un guanto, per far la scalata alla Casa Bianca. Se così fosse perderebbe senza dubbio l’appoggio di Donald Trump.

 

 

Voci lontane dall’Hotel de la Ville, praticamente occupato dal folto staff della Warner, ma che fluttuano nell’aria. La casa di produzione fondata 103 anni fa dai quattro fratelli Wonskolaserbaum, ebrei immigrati dalla Polonia, è la costola progressista dello show business, HBO è famosa per serie trasgressive come è stata Sex and the City o, oggi, I love Los Angeles. Dunque non si tratta di business as usual. Qualità e contenuti controversi hanno segnato anche il debutto italiano con Portobello, la fiction sul caso Tortora firmato da Marco Bellocchio, le cui prime due puntate sono state presentate con successo al Festival di Venezia. Ma proprio in omaggio al “paradigma dell’ampio ventaglio”, Bloys si aspetta che andranno bene icone popolari come Harry Potter, oppure The Pitt offerta in esclusiva su HBO, mentre si profilano un documentario su Gina Lollobrigida o una serie su Melania Rea, il clamoroso caso di femminicidio che risale al 2011. Vedremo magari una fiction come Succession con la famiglia Agnelli al posto dei Murdoch? O un I love Rome? “Non si può trasportare così com’è un prodotto americano, bisogna adattarlo e ripensarlo” spiega Bloys. La copia non è mai una buona strategia, sempre meglio l’originale.

 

 

Hbo Max punta sul mercato italiano “dal quale non si può restare fuori”, ha stretto un accordo con Tim e anche con Amazon Prime e conta sul vantaggio di chi è arrivato in ritardo (c’è una copiosa letteratura economica sul tema). Tuttavia non si nasconde le incognite a cominciare da un’audience vecchia, conservatrice, abituata al divano davanti alla tv e allo zapping passivo. HBO Max sbarca ora anche in Germania e altri paesi europei, mentre prepara l’ingresso nel Regno Unito, dunque ha messo a punto una vera e propria strategia a tutto campo. Difficile sapere in anticipo quale sarà l’accoglienza nelle diverse fette di pubblico. Però secondo Bloys “quel che conta davvero è fare dei buoni prodotti, in grado di superare le barriere dell’età o dei gusti”. Insomma l’offerta attrae la domanda, se è di qualità, se propone qualcosa di nuovo, se è in sintonia con lo spirito dei tempi e dei paesi. Anche per questo occorrono produzioni nazionali, con artisti, scrittori, registi locali, insomma la filosofia glocal sposata anche da Netflix con la quale, oggi come oggi, HBO Max è in diretta concorrenza. Per il momento si promette un eventuale matrimonio alla pari, del doman non v’è certezza. Le incognite non vengono solo dall’audience o dalla “guerra di mercato”, anche la politica ci può mettere lo zampino. “La stabilità è un valore – ammette Bloys – ma siamo abituati ad affrontare cambiamenti di politiche e di governi”. Non lo dice, il pensiero però corre anche al grande show in atto alla Casa Bianca.

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