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mattone meloniano
La grande scommessa del piano casa di Meloni, tra la caccia ai fondi privati e nessuna fuga di capitali
Gli investitori legati a Mario Abbatessa, incaricato dal Governo per il progetto da 100 mila abitazioni, dovranno essere persuasi a destinare risorse per case a medio reddito. Il problema è che sono considerati coloro che hanno reso la città inaccessibile a queste fasce
Milano. La notizia che l’ormai ex country manager per l’Italia del colosso americano Hines, Mario Abbadessa, metterà l’esperienza sua e di un gruppo di colleghi al servizio di un piano casa nazionale fa capire che il governo Meloni sta giocando una grande partita sulla politica abitativa. Il principale ostacolo per realizzare i centomila alloggi in dieci anni “a prezzi calmierati” (Meloni dixit) è rappresentato dal fabbisogno di capitali. Carlo Cottarelli, in un’intervista al Foglio, ha stimato in 25 miliardi il costo complessivo di un simile intervento. Se anche una parte delle risorse arrivasse dal piano europeo per la casa, annunciato da Bruxelles prima di Natale, sarebbe comunque necessaria una discreta fetta di capitali privati per attivare il meccanismo di cofinanziamento.
Ecco che allora l’esperienza e i contatti internazionali di un manager come Abbadessa possono fare la differenza. Peccato solo che gli investitori che ruotano intorno all’orbita dell’ex numero uno di Hines Italia siano gli stessi che, secondo una lettura anche distorta, ma molto diffusa sia a destra che a sinistra, avrebbero fatto lievitare i prezzi immobiliari di Milano contribuendo a rendere la città “inaccessibile” al ceto medio. La politica stessa di riqualificazione urbana portata avanti dalla giunta di Beppe Sala è finita sotto processo giudiziario e politico perché avrebbe trasformato il centro di Milano in un’enclave esclusiva per ricchi abitanti di grattacieli, alcuni sono finiti sotto sequestro. Così la domanda è: come farà Abbadessa a convincere i fondi di investimento internazionali a investire in un piano che prevede di costruire case “abbordabili”, cioè che famiglie con un reddito medio basso si possano permettere? Attenzione, non si tratta di case popolari, o almeno non tutte lo saranno, ma di classiche costruzioni civili, tipo social housing, che si vuole destinare alla classe lavoratrice in termini di affitto o di acquisto. Il punto è che gli investitori di mercato hanno (legittime) attese di profitto. Facciamo un esempio. Proprio Hines ha realizzato studentati a Milano con rendimenti per chi ci ha messo i capitali che variano dal 4 all’8 per cento. Riuscirà Abbadessa a soddisfare queste aspettative realizzando le case che Meloni ha promesso agli italiani? Viceversa, Meloni non rischia di ritrovarsi con 100 mila abitazioni costruite che gli italiani non si potranno permettere veramente? Tutto dipenderà anche dalla quota dei fondi pubblici e para pubblici a disposizione. Per capirci di più bisognerà attendere i dettagli del piano casa che i ministri Matteo Salvini e Tommaso Foti stanno mettendo a punto con l’aiuto di Confindustria e nel quale potrebbe svolgere un ruolo anche la Cassa depositi e prestiti (Salvini ha dichiarato che il piano potrebbe essere presentato prima dell’inizio delle Olimpiadi di Milano-Cortina). Intanto, da tutto questo gran ballo del mattone meloniano si capisce anche che la vicenda milanese, con gli scandali urbanistici, il blocco dei cantieri e l’abbattimento di qualche palazzo “abusivo”, sta prendendo una nuova piega.
La temuta fuga dal capoluogo lombardo di capitali spiazzati dall’incertezza normativa sta lasciando il posto a una fase di adattamento a nuove regole del gioco e nuove prospettive di business. L’imprenditore milanese Manfredi Catella di Coima, per esempio, in un’intervista a Reuters, sostiene che stabilendo regole più severe, anche se più costose, i giudici milanesi “hanno rimosso l’incertezza sull’interpretazione dei regolamenti edilizi, che era la principale preoccupazione del mercato”. Insomma, sembra quasi che quello che è accaduto appartenga ormai al passato, c’è una cinquantina di progetti bloccati, cantieri sequestrati, alcune migliaia di famiglie che non riescono a entrare nelle case acquistate, ma pazienza. E’ la real politik del mercato confortata anche da alcuni dati inaspettatamente positivi. Secondo Scenari Immobiliari, infatti, le compravendite sono aumentate di quasi il 7 per cento nel 2025, facendo dell’Italia il secondo mercato più caldo dopo la Spagna. E’ come se gli investitori stessero guardando avanti, a una scala più nazionale. La stessa Hines è decisa a restare in Italia con progetti per 8 miliardi di cui uno molto rilevante in corso a Roma. E non è un caso che il presidente di Assoimmobiliare, Davide Albertini Petrone, abbia detto che il piano casa di Meloni “comincia a dare degli spunti e dovrebbe contribuire a dare slancio al settore”. Tra l’altro, la necessità abitativa è più forte nelle grandi città e molto probabilmente Milano rientrerà in gioco grazie proprio al progetto del governo accanto a Roma, Firenze, Bologna e Napoli, i capoluoghi su cui gli interventi si potrebbero concentrare. Su quali terreni, con quali tipi di procedure urbanistiche, con quali risorse, è una storia tutta ancora da scrivere. Se c’è una lezione che l’Italia può trarre dalla tortuosa vicenda milanese è che i cittadini sono insofferenti verso un’eccessiva densità abitativa. I ricorsi che hanno fatto scattare l’indagine della procura milanese nascono anche da questo.
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