Foto Ap, via LaPresse
Ue–Mercosur, un accordo storico dai tempi lunghi
L’intesa promette di creare la più grande area di libero scambio al mondo, ma i benefici economici saranno graduali e incerti, mentre per l’Europa il valore è soprattutto geopolitico
L’approvazione preliminare dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur è stata accolta come un traguardo a lungo rimandato. Non a caso: se attuato pienamente, darebbe vita alla più grande area di libero scambio al mondo in termini di popolazione, collegando due blocchi con un forte peso agroindustriale e una lunga storia di negoziati falliti.
Dietro l’annuncio formale convivono però due letture molto diverse. La prima, di natura economica, mette l’accento sui benefici graduali per le esportazioni sudamericane, in particolare per il comparto agroalimentare. La seconda, più politica, rivela come l’accordo risponda meno a un’esigenza commerciale immediata dell’Europa e più a un riposizionamento strategico in un contesto globale sempre più frammentato.
Dal punto di vista produttivo, un recente rapporto di Goldman Sachs sottolinea che gli effetti economici saranno contenuti nel breve periodo, ma rilevanti nel medio e lungo termine. La progressiva riduzione dei dazi e l’ampliamento delle quote favorirebbero soprattutto la produzione di carne suina e avicola nel Mercosur. In Brasile, ad esempio, una volta pienamente implementato, l’accordo potrebbe determinare una crescita di circa il 9 per cento nella produzione combinata di carne suina e pollame, mentre nel resto del blocco l’impatto sarebbe più limitato ma comunque positivo. In un contesto di tensioni commerciali con Stati Uniti e Cina, l’Europa emerge come un canale alternativo per diversificare i mercati di destinazione e ridurre i rischi.
Gli stessi analisti finanziari, tuttavia, avvertono che il calendario di attuazione sarà lungo e che molti dettagli cruciali (clausole di salvaguardia, sussidi, meccanismi di protezione) restano ancora da definire. In altre parole, l’accordo promette, ma non offre soluzioni immediate.
Sul fronte europeo, il quadro appare ancora più complesso. Come ha osservato Ángel Talavera, responsabile della macroeconomia europea di Oxford Economics, l’importanza immediata del patto è “molto più politica che economica”. Il Mercosur continua a rappresentare una destinazione marginale per la maggior parte delle esportazioni europee, il che implica che eventuali benefici commerciali significativi richiederanno anni per materializzarsi, ammesso che ciò avvenga.
Ancora più rivelatore è il clima politico interno all’Unione Europea. Le resistenze di diversi Stati membri a sostenere pienamente l’accordo mettono in luce un cambiamento di fondo: anche i tradizionali sostenitori del libero scambio oggi privilegiano interessi nazionali, sotto la pressione di settori agricoli sensibili, dell’elettorato e di una più ampia svolta verso politiche economiche di stampo protezionista. In questo contesto, la ratifica definitiva del trattato non è affatto scontata.
L’accordo Ue–Mercosur avanza così in una zona grigia. Per il Sud America rappresenta un’opportunità strategica in un mondo in cui il commercio tende a regionalizzarsi e le grandi potenze innalzano nuove barriere. Per l’Europa, invece, funziona soprattutto come un segnale geopolitico (un modo per dimostrare apertura e leadership globale) più che come una risposta urgente alle proprie necessità economiche.
Il paradosso è evidente: quanto più l’accordo è politico per l’Europa, tanto più è economico per il Mercosur. Ed è proprio questa asimmetria a spiegare sia l’entusiasmo sudamericano sia la cautela europea. La vera sfida non sarà firmarlo, ma sostenerlo in un contesto internazionale in cui la globalizzazione non è più un consenso, bensì un terreno di confronto.
editoriali
L'occupazione e il pil dello zerovirgola