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Editoriali
Dopo il Mercosur, Bruxelles accelera il negoziato commerciale con l'India
La Commissione spinge per un accordo di libero scambio con il paese. Von der Leyen è attesa a Nuova Delhi il 26 gennaio, anche se alcuni ostacoli rimangono, in particolare su acciaio e agricoltura
I governi degli stati membri dell’Unione europea ieri hanno approvato a maggioranza qualificata l’accordo commerciale con il Mercosur. Dopo 25 anni di negoziati sofferti, Ursula von der Leyen potrà firmare alla fine della prossima settimana il documento che creerà un’area di libero scambio tra l’Ue, da un alto, e Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, dall’altro. Sul piano economico è una vittoria per la Germania e l’Italia (e le loro esportazioni). Sul piano politico è un successo di Giorgia Meloni, che ha saputo superare la sua ostilità ideologica al libero scambio, negoziando concessioni (per lo più simboliche) per il settore agricolo in cambio del “sì” decisivo dell’Italia. Lo sconfitto è Emmanuel Macron, costretto a votare “no” a causa dei trattori che occupano Parigi e le autostrade e la quasi unanimità della classe politica in Francia contro il Mercosur. Liberale ed europeista, il presidente francese è stato messo in minoranza nell’Ue su un accordo che rafforza la sua autonomia economica e la sua forza geopolitica.
La guerra dei dazi di Donald Trump e la “dottrina Donroe” per affermare il dominio americano nell’emisfero occidentale rendono l’accordo con il Mercosur ancora più indispensabile per l’Ue. Ma il lavoro di von der Leyen non è concluso. La Commissione sta accelerando i negoziati per un accordo di libero scambio con l’India. Rimangono alcuni ostacoli, in particolare nei settori dell’acciaio (Nuova Delhi chiede di tagliare i dazi appena portati al 50 per cento) e dell’agricoltura (l’Ue vuole un maggior accesso per vini e alcolici, ma proteggersi rispetto ai sussidi indiani). Narendra Modi ha invitato von der Leyen a Nuova Delhi il 26 gennaio. Potrebbe essere l’occasione per annunciare l’accordo di libero scambio. L’accesso senza dazi a un mercato di oltre un miliardo di persone in forte espansione è strategico sul piano economico, ma anche su quello geopolitico. L’Ue, come l’India, non deve fare i conti solo con la coercizione di Trump, ma anche con quella della Cina di Xi Jinping.
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