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strade impossibili

Cottarelli ci spiega perché il piano casa Meloni regge (forse) solo con l'aiuto dell'Ue

Mariarosaria Marchesano

Secondo l'economista dell'Università Cattolica servirebbero 25 miliardi di euro per la creazione del piano casa da 100 mila appartamenti. Nella legge di bilancio, però, sono stati stanziati circa 600 milioni. Lunica soluzione sono i fondi dall'Europa

Milano. “Per costruire in Italia 100 mila nuove case in dieci anni occorrono tanti soldi quanti ne servono per costruire due ponti sullo Stretto”. Cioè, quanto? “Abbiamo stimato che per costruire 50 mila alloggi servano 12,5 miliardi e, dunque, per 100 mila arriviamo almeno a 25 miliardi”. L’economista Carlo Cottarelli il calcolo lo ha fatto anche prima che la premier Giorgia Meloni annunciasse l’arrivo imminente del piano casa a cui stanno lavorando i ministri Matteo Salvini e Tommaso Foti con il supporto di Confindustria. Un progetto “molto ampio e articolato”, ha detto Meloni. Si parla di 100 mila alloggi nei prossimi dieci anni a prezzi “calmierati” e “al netto degli alloggi popolari”. E’ una delle novità più rilevanti annunciate dal capo del governo nella conferenza stampa di inizio anno anche perché, come dice Cottarelli, le risorse necessarie per tenere fede a un tale impegno sono molto consistenti mentre nella manovra economica per il 2026 per il piano casa sono stati destinati si e no 5-600 milioni. L’osservatorio sui conti pubblici guidato dall’economista dell’Università Cattolica ha già stimato il fabbisogno di finanziamento per un programma di edilizia popolare e la cifra che viene fuori è, appunto, di 25 miliardi per 100 mila appartamenti. “Puntare a realizzare il Ponte sullo Stretto e contemporaneamente dare il via a un piano edilizio su vasta scala mi sembra un obiettivo molto ambizioso di questo governo. Intendiamoci, non ho nulla contro le opere pubbliche, ma bisognerebbe tenere sempre presente il conto economico degli interventi”. Come si concilia la vostra stima degli investimenti necessari con le scarse risorse pubbliche a disposizione? “Credo che, al di là dei fondi nazionali, il governo conti sul budget che a livello europeo è stato previsto per risolvere la crisi abitativa: si parla di uno stanziamento di 43 miliardi per tutti i paesi dell’Unione. Non saprei dire quanto di questa somma spetti all’Italia, ma sicuramente molto meno di quello che serve per realizzare 100 mila alloggi. D’altra parte, la Commissione Ue ha stimato che questo programma è in grado di mettere in circolo 375 miliardi di investimenti provenienti soprattutto dalle banche. Vedremo e, comunque, è un programma che abbraccia tutta l’Europa e il suo successo dipenderà dalla capacità dei singoli paesi di fare lavorare pubblico e privato insieme”. L’idea di Palazzo Chigi – che su questo piano sta lavorando a stretto contatto con Confindustria – è cercare di andare incontro alla richiesta di abitazioni a prezzi calmierati per persone e famiglie con redditi medio-bassi, che non riescono a sostenere i prezzi del mercato libero (affitti o mutui), ma non hanno nemmeno i requisiti per ottenere una casa popolare. “Centomila alloggi alla fine non sono neanche tanti – prosegue Cottarelli – se si tiene conto che negli anni Settanta con il piano Fanfani ne furono costruiti 350 mila in tutto il paese. Ma erano altri tempi. Il deficit dell’Italia era ancora molto basso e quel piano fu finanziato esclusivamente con soldi dello stato.

 

 

Le cose ora sono diverse e bisogna fare i conti con i privati che aspirano a un giusto profitto quando investono capitali propri per integrare le risorse pubbliche. In città come Milano si è già cercato di avviare un piano casa con il coinvolgimento dei privati ma le imprese di costruzione hanno risposto ai bandi solo quando il Comune ha messo a disposizione i terreni per abbattere i costi finali”. La morale della favola è questa: se si fissa un tetto al costo di acquisto o di locazione di appartamenti, la differenza con il prezzo di mercato ce la deve mettere qualcun altro. Se sarà l’Europa con i suoi fondi bene, altrimenti ci deve pensare lo stato, che, non avendo margini fiscali, dovrà rivolgersi a investitori istituzionali disposti a ridurre le attese di profitto. E’ così? “E’ così – replica Cottarelli – anche se francamente non so quali investitori istituzionali il governo abbia in mente se persino la Cdp è obbligata a rispettare il criterio della sostenibilità economica degli investimenti”. Intanto, c’è chi intravede altre strade per aumentare l'offerta di case. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ricorda che ci sono già 100 mila case popolari “potenzialmente utilizzabili ma vuote perché bisognose di manutenzioni oppure abusivamente occupate” e auspica che al più presto venga adottata l’annunciata normativa per accelerare gli sfratti e che si pensi a introdurre incentivi fiscali per accrescere l’offerta di abitazioni in locazione, cosa che, di conseguenza, consentirebbe di ridurre i canoni.

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