Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)

editoriali

Mi si è ristretto il Golden Power

Redazione

La nuova riforma sui poteri speciali limita l’intervento dello stato. I nuovi dubbi

È stata approvata dal Senato la riforma del golden power nell’ambito del Dl Transizione 5.0. Un uso sproporzionato della norma nel tentativo di acquisizione di Banco Bpm da parte di Unicredit è costato all’Italia l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Una lettura della riforma più filo governativa dice che il tema della sicurezza economica e finanziaria nazionale entra ufficialmente tra i criteri per la valutazione di acquisto di partecipazioni in banche e assicurazioni. In realtà, la norma, che passa all’esame della Camera, chiarisce che in queste operazioni prevale la competenza di autorità europee (Bce e Antitrust Ue) e finché sono in corso valutazioni da parte di queste autorità i poteri speciali non possono essere esercitati. L’aspetto ancor più rilevante è che la riforma ridimensiona l’estensione automatica del golden power verso soggetti europei, principio che in linea teorica dovrebbe escluderne l’applicazione ai soggetti nazionali.

 

L’iter parlamentare è previsto in tempi stretti visto che il decreto scade il 20 gennaio. In questo modo, Palazzo Chigi confida che la Commissione europea ritiri al più presto la procedura di infrazione che in questa delicata fase suona come una nota stonata nei rapporti tra il governo Meloni e i vertici di Bruxelles. L’allineamento tra la disciplina europea e quella nazionale dovrebbe offrire maggiori certezze per fusioni e acquisizioni in Italia anche se, almeno in campo bancario e assicurativo, le due operazioni più invise all’esecutivo e cioè l’aggregazione tra Unicredit e Banco Bpm e l’alleanza nel risparmio tra Generali e Natixis sono ormai sfumate. L’avere spinto un paese dell’Unione a ridimensionare i suoi poteri speciali resta un punto a favore di Bruxelles che sta lavorando per superare l’approccio sovranista degli stati nella convinzione, come ha spiegato proprio il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, in un’intervista di fine anno al quotidiano tedesco Borsen Zeitung, che “senza quattro o cinque grandi banche grandi, l’Europa soccomberà agli Usa”.

 

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