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Mai di domenica?
Perché tornare ai sei giorni lavorativi, come vuole la Coop, sarebbe illegale e antistorico
La proposta di lasciare aperti i negozi sei giorni su sette per ridurre i costi degli straordinari accende il dibattito tra i protagonisti della distribuzione e mentre alcuni vedono nella chiusura un risparmio, altri temono un danno per consumatori e concorrenza
Tornare alle chiusure domenicali? La proposta questa volta non arriva dai piccoli esercenti, ma dalla Coop. Intervistato dal Sole 24 Ore, il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, ha proposto “dei tavoli di confronto con Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna (Adm)” per discutere di “un punto di caduta condiviso che potrebbe prevedere sei giorni di apertura dei negozi”. Ciò al fine di ridurre i costi, in quanto il lavoro festivo è pagato almeno il 30 per cento in più, “e dare una risposta ai nostri dipendenti che non vogliono avere l’impegno del lavoro la domenica”. Federdistribuzione se ne è subito chiamata fuori: “Sono rimasto sorpreso dalla proposta, in alcuni suoi punti la ritengo antistorica, contro le imprese e i clienti”, ha detto il presidente, Carlo Alberto Buttarelli. Anche Confcommercio è stata molto fredda: “Chiudere la domenica significa dare più spazio all’online – ha detto Enrico Postacchini, membro della giunta nazionale – Siamo disposti a valutare la proposta nelle opportune sedi ma non si deve dimenticare che la domanda, il mercato si sono evoluti. Deve rimanere la facoltà di potere adattare il servizio al territorio e al tipo di prodotti venduti”. Prima ancora che antistorica, la proposta di fare con le principali associazioni della Grande distribuzione organizzata una sorta di accordo di desistenza sulle aperture festive è illegale. Un simile patto, infatti, sarebbe un caso da manuale di intesa proibita dalle norme sulla concorrenza, che provocherebbe un intervento pressoché immediato dell’Antitrust. Se invece l’idea è di intervenire per legge, allora è opportuno sottolineare che, se ciò andrebbe forse nell’interesse di Coop, certo non migliorerebbe la vita dei consumatori. Lo stesso Dalle Rive, del resto, ha spiegato al Sole che “circa un italiano su tre non fa la spesa la domenica”: un modo curioso per dire che, in realtà, due su tre la fanno. Infatti, proprio la domenica è uno dei giorni in cui i supermercati vendono di più. La stessa Coop riconosce che solo “una parte” degli acquisti “si sposterebbe negli altri giorni della settimana”; un’altra parte, evidentemente, andrebbe perduta.
Gran parte degli studi sul tema conferma che l’aumento delle ore di apertura dei negozi ha un effetto positivo sui consumi e sul benessere sociale. Altri benefici riguardano la riduzione dei chilometri percorsi per fare la spesa – lavori recenti rivelano che le chiusure obbligatorie tendono a incrementare la lunghezza degli spostamenti per fare la spesa e, conseguentemente, il traffico e le emissioni. Ma è soprattutto sull’organizzazione delle incombenze famigliari che si vedono gli impatti della liberalizzazione: la possibilità di gestire meglio il proprio tempo diventa fondamentale in una società nella quale la composizione delle famiglie è cambiata. Mentre nel passato uno dei coniugi (tipicamente, la donna) si dedicava interamente alla cura della casa, oggi è necessario poter provvedere agli acquisti fuori dalle ore lavorative. Un’esigenza ancora più importante per i single, specie se genitori. Pure sul fronte occupazionale i dati sono univoci: uno studio degli economisti della Banca d’Italia Lucia Rizzica, Giacomo Roma e Gabriele Rovigatti ha trovato che l’eliminazione delle restrizioni ha fatto crescere l’occupazione nel settore del 2,4 per cento, con un aumento più che proporzionale dei contratti a tempo indeterminato. Certo, a fronte di tutto questo le aperture domenicali fanno anche crescere i costi per gli esercenti, i quali possono decidere se ne vale la pena oppure no. Se Coop ritiene che i ricavi aggiuntivi non siano sufficienti, può tenere chiusi i suoi supermercati o centri commerciali durante tutti o alcuni giorni festivi. Se, al contrario, teme che in tal modo darebbe un vantaggio eccessivo ai concorrenti fisici e online, può tenere aperto. Imporre ai concorrenti le proprie inefficienze per non perdere quote di mercato è l’unica cosa che non può fare.
l'accordo di libero scambio