Ansa
pnrr e recessioni
La verità sui conti e sulla crescita economica che stenta a decollare
Nonostante l’arrivo e la spesa di 110 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, la crescita italiana è stata tra le più basse dell’Eurozona. Iniziare il nuovo anno con una operazione di verità
A ogni inizio d’anno si fanno proponimenti generosi in famiglia e nel paese, ma ciò che occorre è la verità della nostra condizione economica e politica. A vedere le cose con gli occhi di un vecchio presidente della commissione Bilancio della Camera dei deputati ciò che appare non è sempre vero. E’ il caso dei nostri conti pubblici. L’entusiasmo per la riduzione del deficit al di sotto del 3 per cento, ad esempio, ha trascurato la valutazione sull’impatto che hanno avuto le risorse del cosiddetto Pnrr sia sul piano economico sia su quello dei flussi finanziari. Per spiegarci meglio, al 31 dicembre 2025 l’Italia ha avuto dall’Europa 140 miliardi e ne ha spesi solo 110, come dicono le migliori statistiche nazionali e internazionali. Il che significa che 30 miliardi sono entrati ma non spesi e hanno consentito di contenere il fabbisogno annuale e quindi di ridurre il deficit di almeno 1,5 punti base. Una riduzione dunque legata ai flussi finanziari e non al diverso equilibrio strutturale fra entrate e uscite. Quel punto e mezzo di pil dunque è transitorio e serve solo all’uso contabile. E’ sempre una buona cosa ma certamente diversa da ogni ipotesi strutturale. Ma questo aspetto oggi sottolineato può essere discutibile perché tutti i fabbisogni annuali tengono conto dei flussi finanziari e quindi non è una furbizia di Giancarlo Giorgetti ma è pur sempre un dato aleatorio che poco ci dice. C’è però un altro aspetto ancora più decisivo sulla tenuta della nostra economia. Nonostante l’arrivo e la spesa di 110 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, la crescita è stata tra le più basse dell’Eurozona e cioè dell’1 per cento nel 2023, dello 0,7 per cento nel 2024 e nel 2025 oscilliamo tra lo 0,4-0,5 per cento.
Molti hanno già detto che dunque senza l’arrivo dei fondi del Pnrr l’Italia sarebbe stata in recessione. Detto questo, però, il problema sta nel capire se i progetti finanziati dal Pnrr sono stati o meno capaci di recuperare crescita e produttività dell’intero paese. A oggi quel che appare a prima vista è che quella crescita striminzita al di sotto della media europea dimostra che la forza di quei progetti è stata modesta e utile per recuperare solo qualche decimale di punto. Noi ci fermiamo qui perché crediamo che debbano essere le commissioni Bilancio di Camera e Senato ad approfondire questi aspetti finanziari e di crescita, a loro volta necessari per dare al governo mezzi e indicazioni perché l’Italia smetta di doversi confrontare con Cipro invece che con la media europea. Anche quando sentiamo dire che l’Italia cresce più della Germania comprendiamo che è una sciocca fake news perché oggi la Germania è in lieve recessione e quindi il dato è legato più alla Germania che non cresce piuttosto che all’Italia che a sua volta cresce da tempo in modo non più tollerabile. Iniziare il nuovo anno con una operazione di verità sarebbe utile per tutti e innanzitutto per il governo.
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