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La nuova cornice legislativa
Il patto possibile tra governo e artigiani per un impresa più intelligente
La riforma della legge quadro del settore e la nascita della nuova Artigiancassa segneranno una svolta per l’artigianato e per il sistema delle pmi. Non sono interventi isolati, ma parti di una strategia comune
Sono in dirittura d’arrivo due interventi destinati a segnare una svolta per l’artigianato e per il sistema delle piccole imprese italiane: la riforma della legge quadro del settore e la nascita della nuova Artigiancassa. A darne l’annuncio è stato il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, dal palco dell’Assemblea della Confederazione svoltasi a Roma il 25 novembre. Due strumenti – uno normativo, l’altro finanziario – che puntano a rilanciare imprese che costituiscono un pilastro dell’economia italiana e che oggi, tra trasformazioni tecnologiche e mutati scenari di mercato, chiedono strumenti aggiornati e coerenti con le sfide contemporanee. Granelli ha ricordato come la legge quadro sull’artigianato, nata nel 1985, compia nel 2025 quarant’anni: “Un tempo lungo – ha sottolineato – segnato da cambiamenti radicali”. Per questo, la modernizzazione dell’impianto legislativo è considerata “strategica” e necessaria per trasformare la normativa da freno a motore di sviluppo. La riforma contenuta nel Ddl annuale Pmi, che ha già ottenuto l’approvazione del Senato nel primo passaggio parlamentare, ha un obiettivo chiaro: riconoscere all’artigianato quello status culturale, economico e sociale che da anni gli viene attribuito nel dibattito pubblico, trasformandolo però in diritti e regole aggiornate.
Le imprese, quindi, potranno crescere rimanendo artigiane nei valori, ma potenziando l’organizzazione aziendale e la capacità finanziaria. La riforma punta a consolidare la centralità dell’imprenditore artigiano, ampliandone il ruolo: non più solo apporto manuale, ma anche ideazione, progettazione, creatività, competenza tecnica. Un passo decisivo per riconoscere che il lavoro artigiano è, oggi più che mai, un lavoro “delle mani e della mente”. Un pilastro della riforma riguarda la revisione dei limiti dimensionali delle imprese artigiane, fissati quando l’economia era soprattutto di prossimità. L’obiettivo è permettere alle aziende di crescere pur mantenendo la loro identità artigiana. Inoltre, la riforma punta a modificare i vincoli imposti alle imprese artigiane in ambito societario e a promuoverne l’aggregazione, con l’obiettivo di migliorare la competitività e l’accesso a opportunità di lavoro, il passaggio generazionale e il trasferimento dell’impresa e del suo patrimonio di competenze. Una nuova cornice legislativa “aperta al futuro”, capace di includere nuove tecnologie, transizione ecologica e digitale, evoluzioni del lavoro e nuove aspettative professionali. Una legge, sostiene Granelli, che “apre porte, crea condizioni, accende possibilità”.
Accanto alla riforma normativa, Confartigianato ha ribadito la necessità di potenziare gli strumenti finanziari dedicati alle micro e piccole imprese. Il quadro attuale è critico: a giugno 2025 i prestiti alle imprese fino a 20 addetti risultano in calo del 5 per cento rispetto all’anno precedente, proseguendo una contrazione che dura da anni. La risposta arriva con il progetto della “nuova Artigiancassa”, per cui è in corso l’iter autorizzativo da parte della Banca d’Italia. Un tassello fondamentale del “Progetto Artigianato”, fortemente voluto da Confartigianato e condiviso dal governo, con l’obiettivo di riportare l’accesso al credito delle piccole imprese entro un ambito di interesse pubblico. “Un sistema del credito giusto non è un privilegio: è ossigeno per la crescita – ha affermato Granelli – e lo chiediamo non per noi, ma per il Paese”. La riforma della legge quadro e la nuova Artigiancassa non sono interventi isolati, ma parti di una strategia comune: valorizzare persone, competenze, identità e innovazione sostenibile. Due strumenti che puntano a rilanciare quella che Confartigianato definisce “intelligenza artigiana”: un patrimonio di saperi, creatività e capacità produttiva che continua a essere una delle colonne portanti del Made in Italy. Conclude Granelli: “Ogni impresa è una scuola, un luogo di trasmissione di valori, un laboratorio di umanità e innovazione. E’ da qui che vogliamo ripartire”.