Il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto (Ansa)

Editoriali

Il Pnrr è di nuovo nudo (come il re)

Redazione

Il decreto Fitto slitta ancora e diventa lo specchio dell’efficienza del governo. Come in guerra, diventa più difficile fare accordi quando le cose vanno male

Si fa presto a dire accordo fatto o quasi fatto o in arrivo e a prevedere che il decreto legge “Pnrr 4” sbarchi finalmente in Consiglio dei ministri per essere approvato, dopo 11 settimane di discussione interministeriale e la fatica estenuante (e fallimentare) di provare a chiudere il cerchio su quei 40 articoli pronti da un mese. Fitto dice ora che arriverà entro marzo (e significa che qualunque accordo è lontano) dopo aver detto via via che sarebbe arrivato entro la fine dell’anno, entro il mese di gennaio ed entro il mese di febbraio. Lui, il decreto legge, è resiliente e non si sposta da lì. Anche perché dopo aver spostato la governance dal Mef a Palazzo Chigi, sotto la regia di Fitto, nessuno ha più la forza per imporre una linea. E, come in guerra, diventa più difficile fare accordi quando le cose vanno male, anzi peggio di mese in mese.

Siamo passati, come non era difficile prevedere, dal trionfo dell’approvazione del nuovo piano Meloni-Fitto del 24 novembre scorso al pantano puro: spesa effettiva ancora più bloccata; decreto ministeriale “enciclopedico” del Mef, che sarebbe già dovuto arrivare a suggello del nuovo Piano, fermo alla Ragioneria, con l’antipatico effetto di mangiare tempo a tutti i nuovi progetti ammessi al Piano che hanno solo 24 mesi per partire, correre e arrivare; comuni furiosi avendo dimostrato che i loro progetti erano gli unici a camminare e che la rendicontazione difficile per cui sono stati penalizzati è difficile pure per colossi come Rfi; Ragioneria generale furiosa con Fitto per aver stralciato i progetti che camminavano e averne lasciati altri che sono immobili, avendo creato in più il problema di dover trovare le risorse nazionali per quelli stralciati. Un tutti contro tutti da cui il decreto legge avrebbe dovuto dare un robusto contributo a uscire. E invece, come spesso capita con i tentativi estremi mascherati da cose facili, è diventato lo specchio da cui appare chiaramente che il re, dopo i proclami e le accuse da quattro lire a Draghi, ora è proprio nudo.

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