editoriali

La mafia sui contributi Covid e Ecobonus. E il Ponte non c'entra

redazione

La criminalità organizzata si incunea dove ci sono soldi e intermediazione pubblica: non fanno eccezione i sussidi. Al netto del giudizio economico sul Ponte sullo Stretto l’obiettivo dello stato non può essere quello di non spendere per non favorire la mafia, ma deve essere quello di investire evitando sprechi e ruberie

Seguendo due filoni di indagini, la Dda di Milano ha arrestato 18 persone per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e numerosi reati economico-finanziari”, tra cui frodi sui contributi Covid e sull’Ecobonus. Le attività illecite, secondo gli inquirenti, erano dirette dal medico Giovanni Morabito, figlio di Giuseppe, detto “U Tiradrittu”, storico boss della ‘ndrangheta in Lombardia e detenuto al 41-bis. Come è evidente, oltre allo storico business della droga, la criminalità organizzata si incunea dove ci sono soldi e intermediazione pubblica: storicamente gli appalti, ma non fanno eccezione i sussidi, come in questo caso gli aiuti Covid e i bonus edilizi.

La questione dovrebbe far riflettere sulla polemica di qualche tempo fa di don Ciotti con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini riguardo il Ponte sullo Stretto: “Non unirà solo due coste, ma certamente due cosche”, fu l’affermazione del prete antimafia. E’ evidente, da questo come dai tanti casi che riguardano l’eolico o la sanità, che le mafie non sono interessate a fare affari con il Ponte: sono interessate a fare affari e basta. E li fanno dove c’è l’opportunità. Non può essere, quindi, questo un argomento contro la realizzazione di un’infrastruttura. Altrimenti il governo dovrebbe bloccare tutti gli investimenti del Pnrr, che destina il 40 per cento delle risorse, pari a 86 miliardi, al Mezzogiorno (senza considerare che, come in questo caso, le mafie operano anche al nord).

Al netto del giudizio economico sul Ponte, che è ciò di cui si dovrebbe discutere, l’obiettivo dello stato non può essere quello di non spendere per non favorire la mafia, ma deve essere quello di investire evitando sprechi e ruberie.

Il caso dei bonus edilizi è emblematico: pompati dalla cessione illimitata dei crediti, hanno prodotto “le truffe più grandi che questa Repubblica abbia mai visto” (Daniele Franco). Finora, secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, le frodi sui bonus edilizi ammontano a 12 miliardi. Il Ponte sullo stretto costa 13,5 miliardi.

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