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editoriali

L'Italia ha un tesoro in deposito

Redazione

Risparmi di famiglie e imprese ai massimi. Un’altra via oltre ai sostegni

I depositi privati degli italiani continuano a crescere e, come segnala l’Abi, raggiungono ad aprile il record di 1.756 miliardi. In crescita dell’8,4 per cento rispetto a marzo pur se il trend rallenta lievemente rispetto a gennaio  e febbraio. In ogni caso siamo al picco di risparmi privati degli ultimi cinque anni, dovuto  alla pandemia e al calo di consumi e investimenti. Non è lo specchio di un paese in crisi, e neppure di un continente: la Bce rileva lo stesso fenomeno in Francia dove si è passati per quanto riguarda gli aumenti percentuali annui dei risparmi dal 6,9 al 9,7 per cento; in Germania dal 3,2 al 5,6; e quanto all’Italia dal 6,4 al 6,9. Nell’area euro i depositi aumentano dal 4,2 al 7,3.

 

 

Scavando più a fondo la Bce scopre che risparmiano molto di più le imprese che le famiglie: in Italia il 24,7 per cento rispetto al 6,7; in Germania il 15,4 rispetto al 7,5; in Francia il 20,8 rispetto al 9,8. Contemporaneamente frenano i prestiti ma anche le sofferenze bancarie, ai minimi storici. Eppure  la stessa Bce  avverte che “i rischi per la stabilità finanziaria, nella fase di uscita dalla terza ondata pandemica, restano elevati... Con la graduale rimozione delle misure di sostegno non si possono escludere tassi d’insolvenza  più alti rispetto a prima della pandemia. Ciò a sua volta può mettere sotto pressione gli emittenti sovrani e le banche che hanno fornito sostegno alle aziende”.

 

Il riferimento ai titoli pubblici fa pensare all’Italia, il cui spread nonostante la reputazione di Draghi e  la sospensione del Patto di stabilità torna a crescere (ieri a 122,7), segno che i mercati sono già concentrati sul dopo Covid. Il Pnrr e la relativa concessione di sussidi e prestiti sono attesi qui come la panacea di tutto; ma c’è qualcosa che stride. Le famiglie hanno risparmiato molto, certo non tutte, il che  suggerirebbe la progressiva uscita dalla bolla protettiva dei bonus e sostegni. Ancora di più hanno messo in cassa le aziende (8 punti oltre la media Ue), e  significa che questi capitali devono per primi prendere la via degli investimenti  senza attendere di essere accompagnati per mano dallo stato.

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