Angelo Borrelli, a sinistra, e Francesco Paolo Figliuolo (foto Roberto Monaldo / LaPresse) 

comando accentrato, esecuzione decentrata

“Tutti vaccinati entro l'estate, ma anche prima”, ci dice Figliuolo

"Normalmente faccio le battaglie per vincere. Vedrete, vincerà l'Italia"

Simone Canettieri

"Io userò AstraZeneca. È sicuro: ha solo lo 0,002 per cento di effetti collaterali gravi. Ma gode di cattiva pubblicità", dice dall'hub di Fiumicino il commissario straordinario per l’emergenza Covid, che nel weekend lancerà il nuovo piano vaccinale

Dal berretto spunta una penna bianca, d’oca. È il generale alpino Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid. Il premier Mario Draghi deve ancora entrare nel tendone. Il successore di Domenico Arcuri parlotta con  il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, l’altro segnale di discontinuità lanciato da Palazzo Chigi in questo mese. Aspettando che arrivi il presidente del Consiglio, Figliuolo si dice “molto ottimista” sulla campagna di vaccinazione.

  

D’altronde si sta qui, in questo hub nell’aeroporto di Fiumicino, e non si può non pensare positivo. “Il Lazio sta camminando molto bene: è un buon segnale. Il piano procede spedito: siamo arrivati alla categoria 79-80 anni, più le forze armate, i vigili e le categorie fragili”, ragiona Figliuolo. Che entro questo week-end lancerà il nuovo piano. “Comprenderà centri come questo, certo. Uno simile l’ho allestito per la Difesa alla Cecchignola, poi cercheremo di essere più capillari possibili”.

 

Sono giorni da vivere di corsa, certo. Ma sono anche giorni di suggestioni e paure (“non fondate”) sugli effetti del vaccino AstraZeneca. Ecco, su questo punto il commissario è sicuro: “Ha lo 0,002 per cento di casi assoggettabili a patologie gravi. E’ stato pubblicizzato male, purtroppo. Dai miei incontri con i vertici dell’Ema mi è stato ribadito che AstraZeneca è un prodotto fortissimo: teoricamente più la classe è avanzata e più funziona. Sui giovani, per paradosso, provoca risposte forti perché essendo forte con adenovirus dà una carica importante fin da subito con anticorpi, gli anziani che ne hanno di meno stanno subito meglio. Io farò AstraZeneca. C’è stato un problema di percezione, senza dubbio e una serie di problemi  con le liberatorie.  Tutto si risolverà quando arriverà Johnson & Johnson, a partire da quelli logistici visto che la dose è unica”. I tempi: entro quando l’Italia sarà tutta vaccinata? “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi. Se andrà male, tornerò a fare quello che facevo prima. Scherzo, ovviamente. Normalmente faccio le battaglie per vincere”.

Ma su questo punto, e qui si nota una discontinuità con il predecessore Arcuri, Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: “L’importante non sono io, ho detto sì per senso di responsabilità verso lo stato. Vedrete, vincerà l’Italia”.  

  
Il commissario, infatti, registra un certo “afflato” e rivela che in questa fase “tutti lo stanno chiamando: Enel, l’Eni, il Coni, i medici sportivi, le aziende private. Tutti vogliono dare una mano, per mettersi a disposizione. Ora dobbiamo tarare tutti i metodi informativi”.  Lo preoccupa la Calabria, questo sì, tanto da emanare un’ordinanza per verificare il fabbisogno della regione. Ma come lavora  Figliuolo? “Il mio motto è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. La conversazione si interrompe: è entrato Draghi. 
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.