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Come conciliare ripresa economica, salute e sostenibilità dopo il Covid

Un fondo paneuropeo per ricapitalizzare le imprese tenendo conto dell’impatto sociale e ambientale (Esg scores)

28 Giugno 2020 alle 06:00

Come conciliare ripresa economica, salute e sostenibilità dopo il Covid

Dal 18 al 19 luglio, i ministri delle finanze dei paesi del G20 si incontreranno per discutere delle politiche per combattere la violenta recessione in cui l’economia mondiale è entrata dopo lo scoppio della pandemia. Ma sarebbe un grave errore se la discussione si concentrasse solo sul problema della ripresa economica, nonostante la sua estrema gravità: la salute pubblica e la lotta all’inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici sono altrettanto importanti.

  

Il 26 maggio lo hanno ricordato con una lettera ai governanti dei paesi del G20 organizzazioni che rappresentano oltre 40 milioni di medici, infermieri e altri professionisti sanitari di 90 paesi, molti dei quali in prima linea contro il Covid-19. La loro lettera esorta i governi a porre la salute pubblica al centro delle loro politiche, dando priorità agli investimenti in sanità pubblica, aria pulita, acqua pulita e sostenibilità ambientale.

  

La domanda è: come far ripartire l’economia e al tempo stesso mettere la salute e la sostenibilità ambientale al centro delle politiche pubbliche? In un lavoro che abbiamo recentemente pubblicato su “Nature Sustainability” proponiamo una soluzione nuova e praticabile, che coniuga la necessità di ricapitalizzare le imprese per consentire la ripresa economica, con l’obiettivo di proteggere la salute e l’ambiente.

  

Finora, la politica economica ha reagito alla recessione principalmente iniettando liquidità nell’economia, in particolare facilitando l’accesso delle imprese al credito. Tale risposta è ovviamente essenziale per evitare il collasso dell’economia in un momento in cui le imprese hanno subito un drastico calo del fatturato. Sappiamo però dalle crisi del 2008 e del 2011-12 che fornire solo liquidità a imprese che hanno subito gravi perdite ne permette la sopravvivenza temporanea ma non quella di lungo periodo. Per ottenere liquidità, infatti, le imprese si indebitano, e perciò sono destinate a uscire dalla crisi con bilanci più fragili, cioè con maggior indebitamento e minor capitale proprio a causa delle perdite subite, e quindi con un rischio maggiore di fallimento. Paradossalmente, fornire loro liquidità può aggravare il problema della loro solvibilità. Questo alla fine rallenterà la crescita, con conseguenze particolarmente gravi in Italia, dove questa era già bassa prima della pandemia.

  

Per evitare questo scenario di prolungata stagnazione è indispensabile ricapitalizzare le imprese con capitale azionario fresco, in modo che abbiano i mezzi e l’incentivo a investire e crescere. Non a caso, molti governi, e specialmente quelli con maggior capacità fiscale come la Germania, stanno fornendo o progettando robuste iniezioni di capitale pubblico nelle imprese.

  

Se si indebitano per avere liquidità, le imprese usciranno fragili dalla crisi. Per investire e crescere hanno bisogno di capitale di rischio: la ricapitalizzazione può avvenire attraverso un fondo europeo pubblico-privato che indirizzi gli investimenti verso ambiente e salute, due obiettivi del Recovery fund

Qui entra in gioco la nostra proposta: coniugare la ricapitalizzazione delle imprese con obiettivi di sostenibilità ambientale e di politica sanitaria. Va notato che entrambi questi due obiettivi sono già presenti nel disegno complessivo del Recovery fund che l’Unione europea (Ue) sta mettendo in campo: questo infatti mira sia a sostenere la solvibilità delle imprese che a indirizzare la ripresa verso investimenti compatibili con l’ambiente e capaci di accrescere la resistenza alle pandemie. La nostra proposta è di coniugare operativamente questi due obiettivi attraverso la creazione di un fondo di investimento pan-europeo (aperto alla partecipazione di operatori privati) che ricapitalizzi le imprese non solo sulla base delle loro prospettive di redditività e di crescita, ma anche di parametri ambientali, sanitari e sociali.

  

A questo scopo, il fondo potrebbe utilizzare uno strumento ormai comunemente utilizzato nei mercati finanziari per assegnare un “voto” all’impatto delle imprese sull’ambiente, alla loro responsabilità sociale e alla qualità del loro governo societario (Environment, Social responsability and Governance – Esg). Questi “voti”, noti come “Esg scores”, vengono rilasciati da agenzie quali ad esempio la Thomson Reuters per valutare aziende in tutto il mondo. A differenza di altre procedure utilizzate per valutare l’impatto ambientale e sanitario come l’analisi costi-benefici, gli Esg scores vengono calcolati e aggiornati in maniera rapida e trasparente da società di rating imparziali, e potrebbero essere estesi in modo da considerare anche il contributo che ogni impresa fornisce alla salute pubblica. Utilizzando questi “voti” insieme a criteri economici per determinare le imprese da ricapitalizzare permetterebbe di premiare le imprese virtuose che investono in ambiente, salute e responsabilità sociale e spingere le imprese meno virtuose a rivedere i propri obiettivi.

  

Un fondo di questo tipo attirerebbe i numerosi investitori istituzionali che già tengono conto degli Esg scores nelle proprie scelte di portafoglio, a loro volta spinti dall’interesse crescente dei risparmiatori per investimenti sostenibili e socialmente responsabili. A ciò si aggiunga (dettaglio non secondario) che le azioni con elevati Esg scores hanno avuto rendimenti maggiori e minor volatilità delle altre durante la crisi del Covid-19.

  

Ricapitalizzare le imprese con questi criteri è anche un’opportunità per minimizzare l’impatto sociale della recessione, creando occupazione in settori sostenibili. Nel 2018, a livello mondiale 11 milioni di persone hanno trovato lavoro nel settore delle energie rinnovabili e, se gli investimenti già fatti in questo settore non saranno ridotti, questo numero potrà salire a 42 milioni di unità entro il 2050, secondo stime dell’International renewable energy agency. Nei soli Stati Uniti, il Recovery act della presidenza Obama ha generato 900 mila anni-uomo di lavoro riducendo al contempo i costi dell’energia pulita e rinnovabile. E gli investimenti in energie rinnovabili non solo riducono le emissioni di gas serra, ma migliorano anche la salute riducendo l’inquinamento atmosferico dovuto alla combustione di carburanti fossili, attualmente responsabile di circa 430 mila morti all’anno nella Ue. Quindi, la ripresa dalla crisi del Covid-19 potrebbe diventare una grande opportunità per riorientare l’economia verso la sostenibilità e la protezione della salute, e al contempo promuovere l’occupazione.

   

Carla Guerriero, Università di Napoli Federico II e CSEF

Andy Haines, Centre on climate change and planetary health, London school of hygiene & tropical medicine

Marco Pagano, Università di Napoli Federico II, CSEF e EIEF

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