cerca

I successi dei nuovi Btp nascondono due problemi dell’Italia

I titoli di stato, con interessi non bassi, usati irrazionalmente al posto del Mes e la confusione dei malus presentati come bonus

11 Giugno 2020 alle 06:00

I successi dei nuovi Btp nascondono due problemi dell’Italia

L’apparenza è importante, specie di fronte a un pubblico superficiale. Così il Tesoro ha deciso di mettere a punto una emissione speciale di BTP riservata ai clienti retail denominata “BTP Italia Futura”. Non sappiamo se sia un tardivo o un involontario omaggio all’associazione politica lanciata da Luca Cordero di Montezemolo nel 2009, ma pare chiaro che l’esclusione degli investitori istituzionali, più attrezzati a considerare la qualità di un titolo e l’equità delle cedole, apre le porte a meccanismi che possano sacrificare la sostanza sull’altare dell’apparenza.

 

Intanto partiamo dallo spirito dell’iniziativa, dopo i 22 miliardi raccolti solo un paio di settimane fa con il BTP Italia 2025, la scelta di riproporre un’emissione specifica per gli scopi che si prefigge la linea speciale del MES è un modo esplicito di raccogliere sul mercato a tassi italiani quel capitale a cui avremmo potuto accedere a tasso zero o addirittura leggermente negativo. Vedremo, entità dell’emissione alla mano, quanto ci sarà costato questo scatto d’orgoglio. Il Tesoro cerca di avere un atteggiamento che è meritevole di approvazione, proviamo a farlo anche noi mettendoci nei suoi panni: quando l’emergenza sarà archiviata, bisognerà affrontare la rinnovata espansione del debito pubblico.

 

I tagli della spesa saranno ancora più difficili da fare (hanno interessato prevalentemente Sanità ed Istruzione negli ultimi anni, ed è improponibile ora pensare di tagliare su queste voci), e in generale le scelte di austerità hanno un elevato costo in termini di capitale politico. Più probabilmente il maggior debito finirà per aumentare – ancora – la pressione fiscale, con la relativa riduzione di potenziale di crescita economica.

 

Tutto questo potrebbe portare a un calo di gradimento da parte degli investitori per i titoli di debito pubblico. Questo è il contesto in cui nasce l’idea di “BTP Italia Futura”, uno strumento che riconosce cedole crescenti anziché costanti (è solo apparenza, ovviamente: è solo un modo diverso di distribuire il rendimento) e un bonus a scadenza (dopo 8-10 anni, i termini sono ancora da definire) pari alla crescita media del Pil italiano. Questo bonus non sarà comunque inferiore all’1 per cento né superiore al 3 per cento. Tralasciando considerazioni su quante possibilità ci siano di avere più del bonus minimo, l’elemento da focalizzare bene è il criterio di assegnazione del bonus, che è riservato a coloro che hanno detenuto il titolo dalla sottoscrizione fino alla scadenza.

  

E’ un bonus fedeltà, che – dal punto di vista finanziario – è un malus. Facciamo un esempio paradossale: un normale BTP decennale oggi rende poco meno dell’1,5 per cento annuo. Supponiamo di confrontarlo con un titolo che paga l’intero rendimento (1,5 x 10= 15 per cento) sotto forma di “bonus” a scadenza. E’ evidente che il primo ha più valore: cederlo comporta cedere anche il rendimento residuo. Il titolo che offre il rendimento come “bonus fedeltà” invece viene ceduto senza rendimento residuo, quindi chi lo comprerà sarà disposto a pagarlo meno. Ciò significa che, per avere accesso al rendimento previsto, il sottoscrittore deve, ben più che con una emissione normale, essere certo di voler investire con un orizzonte temporale a 8-10 anni. Un orizzonte che offre ben altre prospettive a un investitore consapevole.

 

Mettiamola allora così: nessuno di noi desidera che l’Italia faccia default. E di fronte alle esigenze crescenti di spesa, se da una parte non smetteremo di sgolarci chiedendo una riduzione del perimetro dello stato, dall’altra bisogna prendere atto che le risorse lo stato le deve reperire. E un sequestro di capitale sotto forma di BTP sottoscritto volontariamente da investitori poco consapevoli è meglio di un prelievo forzoso o altre forme di imposta patrimoniale. E’ stato detto decine di volte che il debito pubblico italiano è sostenibile grazie all’elevata ricchezza privata. Forse dobbiamo accontentarci del fatto che parte di essa venga consegnata pensando di fare un investimento vantaggioso. Comprando un malus, venduto come bonus. In fondo, potrebbe essere come diceva Oscar Wilde: “La forma è tutto. E’ il segreto della vita”.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • oliolà

    17 Giugno 2020 - 19:38

    Tenendo sempre presente il fatto che quel che vale per la democrazia, vale per il capitalismo.

    Report

    Rispondi

  • oliolà

    17 Giugno 2020 - 19:22

    L'aumento della pressione fiscale con relativa riduzione della crescita economica non è gradita agli investitori su titoli di debito pubblico. Mica vero. Magari si tira su, con sistemi diversi, il prezzo della remunerazione ma, quanto a comprare , si compra. Il gioco è d'azzardo, ma sul velluto. Su cosa si scommette? Sul capitalismo. E chi scommette? Il capitalismo. Chi non è capitalista oggi, al mondo? Forse la Corea del nord e qualche ex rifondatore comunista nostrano. Il capitalismo ha sempre cercato di impiccarsi con le sue mani ma, qualche manina glielo ha impedito, anche se c'erano, oggi non più, manone pronte a levargli lo sgabello da sotto. Ci riuscirà il covid 19 o qualche suo parente?

    Report

    Rispondi

Servizi