La sinistra tedesca vuole vietare per legge i dividendi bancari ai tempi del Covid

Mariarosaria Marchesano

I socialdemocratici hanno presentato una proposta al Parlamento Ue a cui si oppongono Cdu, Lega Nord e Renew Europe. E in Germania il piano di stimoli economici è tra i maggiori a livello globale. Chi ne beneficerà? Un'analisi di Ubs

Milano. Neanche il tempo di raggiungere l’intesa sul nuovo pacchetto fiscale di stimolo all’economia e il partito socialdemocratico tedesco (Spd), insieme con gli altri due partiti di sinistra del paese, Grune e die Linke, ha proposto al Parlamento europeo di introdurre per legge il divieto di pagare i dividendi delle banche, che per ora è solo una raccomandazione della Bce (il comitato economico di Strasburgo voterà sull’argomento l’8 giugno). La notizia, riportata dal quotidiano Handelsblatt, che spiega come la proposta abbia già incontrato critiche tra i partiti della destra tedesca a Strasburgo (Cdu), ma anche della Lega Nord e dei liberali europei di Renew Europe, rivela quanto si stia animando il dibattito su quali dovranno essere le regole del gioco durante la fase di rilancio economico che in Germania, come nel resto d’Europa, è in buona parte a carico degli stati.

 

In Germania, la deroga al pareggio di bilancio, ha consentito di mettere in campo prima un piano da oltre 1000 miliardi di aiuti pubblici – tra sussidi e finanziamenti - e adesso un pacchetto fiscale da 130 miliardi finalizzato a sostenere la domanda interna secondo un nuovo modello di sviluppo che punta a controbilanciare il calo del surplus commerciale dovuto alle minori vendite all’estero. In un primo momento, erano state proprio alcune banche tedesche a non allinearsi alla raccomandazione della Banca centrale europea di sospendere i dividendi, ma poi il vento nel paese è cambiato e adesso è una prassi diffusa che la sinistra vorrebbe trasformare in legge in tutta l’Unione (i periodi ipotizzati sono due: fino al 31 marzo oppure fino al 31 ottobre 2021) e nulla esclude che l’ambizione sia di estendere tale divieto all’industria (anche in questo settore esistono raccomandazioni e indicazioni della Commissione europea al blocco delle cedole per chi chiede aiuti di stato ma non una normativa specifica).

 

La sensibilità dimostrata dai socialdemocratici Spd su questo tema è cresciuta via via che è diventata tangibile la portata del bazooka tedesco. Altro che clausole di salvaguardia italiane. Il pacchetto di stimolo fiscale annunciato qualche giorno fa dal governo di Angela Merkel è più ampio del previsto (si attendevano meno di 100 miliardi e invece ne sono stati stanziati 130) e prevede una riduzione di tre punti percentuali delle aliquote Iva, dal 19 al 16 per cento, per sostenere la spesa dei consumatori nel secondo trimestre del 2020. Inoltre, le imprese beneficeranno di un regime di sovvenzione ampliato per il settore dei servizi (sempre nell’ottica del rilancio della domanda interna) e di un’accelerazione delle quote di ammortamento per incentivare gli investimenti produttivi. Infine, incentivi fiscali sono stati previsti per progetti di digitalizzazione e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Per il settore auto, invece, niente premi per la rottamazione come in Italia, ma aumento dei sussidi per gli acquisti dei veicoli elettrici in linea con un chiaro orientamento al contenimento delle emissioni.

 

Questo pacchetto – che secondo le previsioni dovrebbe produrre un aumento di pil in Germania del 3,8 per cento – si aggiunge al piano varato dall’esecutivo della Cancelliera a marzo e contenente principalmente misure di sostegno al reddito (dovrebbe valere il 4,8 del Pil). Nel complesso, lo stimolo tedesco all’economia è, secondo un’analisi di Ubs, uno dei più grandi a livello globale con una sessantina di misure circa la cui componente chiave è rappresentata proprio dall’inatteso taglio temporaneo de dell’Iva dal primo luglio al 31 dicembre 2020, per un valore dello 0,6 per cento del pil (20 miliardi).  

 

Questa misura, secondo le previsioni di Ubs, dovrebbe indurre le famiglie tedesche ad aumentare i consumi nel secondo semestre e a ridurre il tasso di risparmio (che è salito al 12,4 per cento nel primo trimestre di quest’anno, il più alto dal 1993). Ma quali saranno le imprese che beneficeranno direttamente o indirettamente degli aiuti? Dall’analisi di settore della banca d’affari, risultano ben posizionate Bmw ed Hella (automotive), ProSieben e Stroeer (pubblicità e media), Vonovia (Real estate), Deutsche telecom (tlc), Eon (energia) solo per fare qualche esempio. C’è da giurarci che la sinistra tedesca terrà sotto stretto controllo le politiche di remunerazione degli azionisti di queste società.