Foto LaPresse

Altre nazionalizzazioni no, grazie

Opportunità e punti critici dello spin-off di Autostrade da Atlantia

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, pur di evitare la revoca della concessione, la famiglia Benetton sarebbe disposta a fare un passo indietro dal business autostradale, o meglio a condividerlo con altri investitori, e a modificare la struttura del gruppo Atlantia scorporando Autostrade per l’Italia per portarla direttamente sotto il controllo di Edizioni Holding, la finanziaria in cima alla catena di controllo dell’impero di Ponzano Veneto. Il passaggio consentirebbe l’ingresso nel capitale di investitori “graditi” al governo, come la Cassa depositi e prestiti guidata da Fabrizio Palermo e il fondo infrastrutturale F2i amministrato da Renato Ravanelli. Questo disegno, in cui si riflettono sia la visione di Gianni Mion, il manager di lungo corso richiamato sei mesi fa proprio alla guida di Edizioni Holding, sia l’attivismo di Carlo Bertazzo, da due settimane amministratore delegato di Atlantia ma già pienamente operativo, potrebbe rappresentare la cornice “strategica” per arrivare finalmente a un compromesso con il governo evitando la distruzione di un gruppo industriale.

 

Ma la strada è in salita.

 

In primo luogo, perché la convergenza “politica” su questa ipotesi è ancora tutta da dimostrare. E in secondo luogo perché restano da chiarire rilevanti aspetti tecnici, messi in luce dagli analisti finanziari. Fidentiis, per esempio, ritiene che lo spin-off di Aspi sia difficile da attuare “in quanto Atlantia garantisce circa la metà del debito di Aspi (5,5 miliardi di euro su un totale di 10,8 miliardi). Banca Imi e Mediobanca ricordano che il punto chiave è rappresentato da quanto i Benetton sono effettivamente disposti a diluirsi (50 per cento o meno?) e si domandano in che modo verrebbero utilizzate le risorse provenienti dalla cessione delle quote. Banca Akros arriva alla conclusione che il disegno delineato potrebbe facilitare i negoziati con il governo italiano dal momento che questo “direttamente o indirettamente” potrebbe acquisire una partecipazione nella concessione. Da qui la domanda inevitabile: ma perché di fronte a ogni guaio da risolvere il governo non trova nulla di meglio da fare che allargare il perimetro del potere dello stato? Nazionalizzazioni anche no, grazie.