Sta tornando il rischio Italia? I dubbi dei mercati

Mariarosaria Marchesano

Lo spread chiude a 178 punti base. Secondo gli analisti, gli investitori stanno percependo la possibilità di elezioni anticipate con il ritorno al governo della Lega di Salvini

Milano. Gli investitori stanno percependo la possibilità di elezioni anticipate la prossima primavera con la prospettiva di un ritorno al governo della Lega di Matteo Salvini e questo rimette sotto pressione lo spread sovrano dopo che era praticamente tornato ai livelli precedenti alle elezioni del 4 marzo 2018. È quanto emerge da alcune recenti analisi di banche d'affari che spiegano come mai il differenziale tra Btp e Bund sta facendo registrare nuove oscillazioni verso l'alto (giovedì ha chiuso a 178 punti base dopo aver sfiorato in giornata 180). Sarà oggi l'agenzia di rating canadese Dbrs a dire se il rischio Italia sta tornando ad aleggiare sui mercati, esprimendo il suo giudizio sul merito di credito del paese (a luglio aveva dato atto al governo dei passi in avanti fatti sulla sostenibilità del debito).

 

Nella fase attuale non sono i conti pubblici o la bassa crescita a rendere guardinghi gli investitori, e neanche i rapporti con Bruxelles, nonostante la Commissione europea abbia rivisto al ribasso le stime del pil. La principale preoccupazione sembra legata a una rinnovata instabilità politica, con gli analisti che si dividono in catastrofisti e ottimisti. Nei giorni scorsi il Sole 24 Ore ha riportato la notizia di un report della banca d'affari americana Citigroup (dal titolo “The italian country risk at a crossroad”, il rischio Italia a un bivio), in cui si evidenzia come probabile lo scenario in cui la legge taglia-parlamentari sarà sottoposta a referendum popolare, cosa che quasi certamente provocherebbe un ritorno alle urne e per di più con la vecchia legge elettorale.

  

Dunque, secondo Citigroup il rischio Italia in questo momento sarebbe addirittura sottostimato dal mercato. E un'altra banca d'affari americana, Bofa Merrill Lynch, registra nel mese di novembre un peggioramento del sentiment degli investitori nei confronti dell'Italia rispetto al mese di ottobre. Che cosa sta succedendo? Lorenzo Codogno, economista di LC Macroadvisors, spiega che ci sono quattro sviluppi che potrebbero aver cambiato le prospettive degli investitori: la richiesta del referendum costituzionale per la riduzione dei parlamentari, che vede come data decisiva il 12 gennaio (termine entro cui si può presentare la richiesta); la proposta della Lega di modificare la legge elettorale per abrogare la parte proporzionale del “Rosatellum”; una prossima tornata di elezioni regionali che potrebbero sfociare in sconfitte per i partiti di governo; la grave crisi industriale di Taranto.

 

“Il governo potrebbe essere costretto a chiedere la nazionalizzazione dell'ex Ilva, il che provocherebbe un enorme danno elettorale alla coalizione e in particolare al M5s. Non è chiaro come si evolverà la situazione, ma questo è di gran lunga il fattore più critico per la stabilità del governo al momento”, afferma Codogno, secondo il quale le probabilità che l'esecutivo di Giuseppe Conte sopravviva fino alla fine del 2020 sono pari al 70 per cento, mentre sono il 65 per cento che resti in sella fino alla fine del 2021 e il 40 per cento che rimanga fino al termine politico della primavera 2023.

 

“Io non sarei così pessimista sul quadro politico dell'Italia – dice Alessandro Tentori, chief investment officer di Axa Im, secondo cui la situazione va inquadrata in un contesto europeo in cui si registra un rallentamento economico, con la Germania che ha evitato per un soffio la recessione e la Spagna che non cresce più come una volta. "È vero che il rischio di elezioni anticipate fa paura perché implica la possibilità di un governo a trazione Lega con la prospettiva di complicare i rapporti con Bruxelles, ma è vero anche che gli esponenti di questa partito stanno dando segnali di aver capito la lezione e in futuro staranno bene attenti a non provocare più scossoni ai mercati”. Anche sul famigerato “sorpasso” della Grecia nei confronti dell'Italia, Tentori spiega che si tratta di “un'illusione ottica” perché in realtà il rischio Italia è percepito più basso dagli investitori rispetto a quello greco, paese che ha un rating peggiore e dipende in toto dalla Bce. “Il vero problema dell'Italia resta la scarsa crescita e la persistente mancanza di politiche che stimolino lo sviluppo economico. Questo mette il paese in una condizione di vulnerabilità perenne”.