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Così il relax delle Banche centrali incentiva la corsa all’oro

Finché non si esaurirà la tendenza al calo dei tassi, il prezzo dell’oro salirà. Più che bene rifugio è un’opportunità di guadagno

13 Agosto 2019 alle 06:00

Così il relax delle Banche centrali incentiva la corsa all’oro

Foto LaPresse

Milano. Ce l’eravamo quasi dimenticato negli anni del boom dei mercati azionari, dei rendimenti positivi delle obbligazioni o, per i più audaci, delle emozioni da Bitcoin. L’oro sembrava destinato a finire in fondo alla lista dei possibili impieghi del denaro: roba da indiani o cinesi, da sempre affascinati dal metallo giallo, o nelle cassette di sicurezza delle nonne più previdenti. Al contrario, complice la caduta verticale dei tassi, il vecchio, inossidabile oro è il grande dominatore dei mercati finanziari in questa folle estate in cui i rendimenti delle obbligazioni precipitano sotto zero (con l’eccezione dei Btp, i titoli dalle cedole più generose per la gioia dei fondi americani e giapponesi) e le aste dei Tesoro americano fanno flop, senza troppo spaventare Donald Trump, impegnato a deprezzare il dollaro. E così, pur con una lieve frenata ieri, l’oro ha messo a segno dall’inizio di giugno un rialzo del 15 per cento circa, assestandosi per ora attorno ai 1.500 dollari l’oncia.

 

E potrebbe non essere finita qui perché, assicurano gli esperti, sarebbe un grave errore interpretare la corsa al più classico dei beni rifugio come una semplice voglia di sicurezza destinata a rientrare al primo segnale di pace tra America e Cina. “L’oro è destinato a salire almeno finché non si esaurirà la tendenza al calo dei tassi che non è certo all’orizzonte, sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona , alla vigilia di un nuovo Qe”. Parla così con convinzione Giacomo Andreoli, amministratore delegato di Confinvest, società leader nel mercato dell’oro fisico (monete e lingotti) in cui opera da 37 anni, compresi gli anni bui. “I fondamentali – dice – segnalano che l’oro, sé guardiamo all’andamento delle masse monetarie, è ancora a forte sconto rispetto ai valori del 2007”. Il bull market, insomma, può essere appena agli inizi, come ammette Goldman Sachs, da sempre tiepido su questo mercato, che parla di un possibile rialzo a 1.600 dollari. Altri esperti, tra cui Andreoli, prevedono una fase di assestamento dopo il balzo in avanti, tra i 1550 e quota 1.600 prima di secondo allungo fino a 1.900 -2.000 dollari, la livelli toccati nel 2011 in una delle fasi più acute della crisi finanziaria. “Ma a costo di sembrare un visionario – azzarda Andreoli – non mi stupirei se fossimo entrati in una fase caratterizzata da un lungo rialzo, destinato a durare anni”. Cioè? “Tra cinque anni l’oro potrebbe salire fino a 5-6 mila dollari”. Certo, calcoli a tempi così lunghi in un mercato sottoposti a tensioni quotidiano hanno più il sapore della profezia che non di una previsione, ma c’è senz’altro del metodo nel ragionamento dei cultori dell’oro.

  

Innanzitutto, il denaro a costo sotto zero (e che non frutta interessi) rappresenta un formidabile incentivo a puntare sul metallo. Ad indicare la direzione di marcia sono le banche centrali, in fuga dal dollaro: gli ultimi dati, riferiti allo scorso giugno, segnalano che nei primi sei mesi dell’anno le banche centrali anno acquistato oro per 15,7 miliardi di dollari aumentando di 374 tonnellate l’importo posteggiato nei loro forzieri come non accadeva dal 1971, quando Richard Nixon proclamò la non convertibilità della valuta americana. La tendenza a diversificare le riserve dal dollaro ha accomunato la Cina e la Russia ma spunta a sorpresa anche la Polonia.

 

Gli investitori privati hanno presto seguito l’esempio dei banchieri centrali: gli investitori tedeschi, i più colpiti dai tassi negativi che ormai coprono l’intera gamma dei Bund fino ai trent’anni) e i clienti della City hanno puntato sugli Etf e gli Etc, i Big (come Exor) hanno fatto shopping di miniere, dal Canada all’Australia. Ma anche i risparmiatori comuni, sottolinea Andreoli, hanno accelerato gli acquisti di lingotti (la formula più gradita al pubblico) o monete (sterline, Kruger o marenghi svizzeri). Grazie alle nuove tecnologie previste dalla direttiva Psd 2. Il meccanismo promette di essere semplice, sicuro e poco costoso. E’ la rivincita della nonna sulle stregonerie della finanza.

Ugo Bertone

Classe 1953, torinese, laurea in giurisprudenza, ha lavorato all'ufficio stampa della Borsa in anni remoti, poi al Sole 24 Ore e alla Stampa. Ha partecipato all'avventura di Epf (Borsa & Finanza e Finanza & Mercati) e si è pure divertito. Ama l'economia reale, l'industria in particolare. Per questo preferisce le storie cinesi, rispetto alle miserie a tasso zero di casa nostra.

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