Dazi e spread buttano giù Piazza Affari

Mariarosaria Marchesano

Le minacce di Trump contro il Messico mandano in rosso tutte le Borse europee, a Milano e Parigi vanno a picco Fca e Renault. In Italia lo spread supera 290 mentre l'Istat vede al ribasso il pil 

Milano. Un mix di tensioni internazionali e di crisi politica domestica manda ko Piazza Affari che a metà mattina perde oltre l'1,5 per cento con lo spread a 294 punti base e il rendimento dei titoli di stato decennali che ha superato la soglia del 3 per cento. Le Borse europee stamattina sono tutte in profondo rosso spaventate dal nuovo fronte di guerra tariffaria aperto dagli Stati Uniti con il Messico, che potrebbe aggravare ulteriormente il quadro già critico del commercio internazionale. Tra i gruppi che ne fanno maggiormente le spese Fiat Chrysler e Renault, protagoniste di un progetto di maxi fusione nell'auto: Fca perde oltre il 5 per cento sul listino milanese, mentre Renault va giù del 4 per cento sulla Borsa di Parigi. Secondo gli analisti di Equita, se l'America dovesse davvero imporre al Messico i nuovi dazi minacciati da Donald Trump la notte scorsa via Twitter (rincari tariffari del 5 per cento al mese a partire dal 10 giugno su tutti i beni importati dalla nazione dell'America centrale), questo creerebbe scompensi nell'intera filiera dell'auto con effetti indiretti per chi produce componentistica in Messico che viene poi assemblata negli Usa.

    

La nuova mossa di Trump ha, peraltro, ben poco a che fare con questioni commerciali perché l'obiettivo della Casa Bianca è colpire il paese centro-americano per via dell'immigrazione. Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha risposto invitando il presidente Usa a risolvere il problema attraverso il dialogo e non con "misure coercitive". "Cittadino presidente, le propongo di cercare alternative di fondo al problema migratorio", ha scritto Lopez Obrador in una lettera diffusa sui media poco dopo che Trump aveva annunciato la misura. "Per favore, ricordi che non mi manca il coraggio, non sono un vigliacco ne' un timorato, ma una persona che agisce secondo i principi: credo nella politica che, tra le altre cose, è stata inventata per evitare lo scontro e la guerra", ha aggiunto.

     

In Italia, intanto, non si placano le tensioni all'interno della maggioranza di governo in giorni cruciali di confronto con la Commissione europea sui conti pubblici. Confronto sul quale potrebbe pesare il taglio delle stime del pil relative al primo trimestre 2019 fatta oggi dall'Istat con effetti sul dato annuo: la crescita del prodotto interno lordo che in un primo momento era stata prevista dello 0,2 per cento passa a +0,1 per cento rispetto al trimestre precedente (l'ultimo del 2018) mentre diminuisce dello 0,1 per cento se messa a confronto dello stesso periodo dello scorso anno. E a pesare sulla crescita dell'Italia è proprio lo spread, cioè l'allargamento del differenziale tra i rendimenti dei Btp e quelli dei Bund tedeschi, come ha messo in evidenza anche il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, durante la relazione annuale. Visco ha anche voluto sottolineare che per l'Italia "l'appartenenza all'Unione Europea è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile". 

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