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Wall Street, i mercati asiatici e il governo gialloverde piegano Piazza Affari

I venti di crisi a livello globale affossano il listino milanese già provato dal Def. In ascesa spread e rendimenti delle aste. State Street Global Advisors: aumentano anche gli spread del settore finanziario, ulteriore freno alla crescita

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marchesano@ilfoglio.it

11 Ottobre 2018 alle 10:57

Wall Street, i mercati asiatici e il governo gialloverde piegano Piazza Affari

Foto Imagoeconomica

Milano. La brutta caduta di Wall Street di ieri e lo scivolone delle Borse asiatiche che hanno chiuso stamattina presto (ora italiana) con pesanti perdite, hanno spinto le Borse europee in forte ribasso in apertura con Piazza Affari che nelle prime due ore di negoziazioni perde oltre l'1 per cento in un contesto già molto difficile a causa dell'incertezza sulla manovra economica con lo spread tornato sopra quota 300 (dopo il lieve ribasso di ieri). Un intreccio di cause, probabilmente, è all'origine di quest'ondata di mancanza di fiducia sui mercati finanziari globali. Il rialzo dei tassi di settembre deciso dalla Banca centrale americana con la previsione di far crescere ulteriormente il costo del denaro già entro la fine del 2018 (il presidente Donald Trump ha detto: “la Fed è impazzita”), la fiammata dei rendimenti registrata dai Treasury (titoli decennali Usa) e la nuova fase delle tensioni commerciali con la Cina hanno creato le condizioni per quest'ondata negativa diffusa.

 

Continuano i segnali contrastanti

L'Italia, intanto, resta sotto stretto controllo degli osservatori di mercato ai quali continuano ad arrivare segnali contrastanti. I timori più forti restano quelli nei confronti delle agenzie di rating che dovranno esprimersi entro la fine di ottobre sul debito pubblico del nostro paese (Moody's e S&P), dopo il giudizio negativo di Fitch sulla manovra economica di cui ha criticato soprattutto i target per il 2019. Ma proprio stamattina il responsabile del fondo Esm, Klaus Regling, a un evento del Fondo monetario internazionale a Bali, ha assicurato, come riportato dall'agenzia Reuters, che non c'è nell'immediato un pericolo che l'Italia perda accesso ai mercati né che il suo rating scenda sotto l'investment grade.

 

Rendimenti doppi dei titoli di stato

Un altro motivo di preoccupazione è il forte aumento dei rendimenti dei titoli di stato italiani, che fa crescere i costi dello stato per collocare il proprio debito sul mercato. I tassi d'interesse risultano raddoppiati per i Bot: nell'asta di ieri (circa 6 miliardi) il tasso di remunerazione degli annuali è salito allo 0,949 per cento, 51 centesimi in più rispetto all'asta di settembre, ma, soprattuto, tale valore non è neanche lontanamente confrontabile con l'asta di ottobre 2017 quando il Tesoro è riuscito a collocare il doppio dei titoli al tasso negativo del -0,334 per cento. E oggi è in agenda un nuovo collocamento di Btp per un ammontare massimo di 6,5 miliardi e anche in questo caso i rendimenti sono attesi in rialzo dagli analisti.

 

Gli effetti sul mercato obbligazionario

Che cosa può provocare tutto questo? Jeremy de Pessemier, senior strategist di State Street Global Advisors spiega al Foglio: “Gli investitori sono preoccupati per lo stato delle finanze pubbliche italiane in quanto gli ultimi piani del governo in materia fiscale sembra si basino su previsioni di crescita troppo ottimistiche. Questo, insieme al già elevato livello del debito pubblico, ha portato a un deciso sell-off sui mercati obbligazionari”. Per l'esperto si tratta in un certo senso della classica “previsione auto-avverante”. Infatti, l’indebolimento delle prospettive per l’economia e i timori sulla politica fiscale hanno portato a un incremento dei rendimenti dei bond emessi da banche e società private. Quale sarà l'effetto? “Le banche potrebbero trovare più difficile finanziarsi, il che potrebbe portare a condizioni di credito più restrittive e a maggiori costi di finanziamento per le imprese”. Da inizio anno, infatti, i livelli degli spread nel settore finanziario italiano sono più che raddoppiati a 235 punti base. “Questo rischia di rappresentare un ulteriore freno alla crescita, peggiorando la posizione fiscale dell'Italia. È anche importante sottolineare che queste turbolenze di mercato si verificano in un momento in cui la Banca centrale europea sta cambiando il suo approccio di politica monetaria e il sostegno complessivamente offerto all'economia”, conclude de Pessemier.

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