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Lega, il debito è un problema solo nell’Euro, bisogna crescere

17 Gennaio 2018 alle 13:57

Lega nord, il debito è un problema solo nell’Euro, bisogna  crescere

Quanti sono i luoghi comuni sul debito? “Il fardello del debito pubblico, la palla al piede, il peso per le future generazioni, il fattore di rischio per il fantasma dello spread”. Tutte cose senza senso a cui si accompagnano le immaginifiche ricette per “aggredire il debito con le privatizzazioni, contenere il debito con i tagli della spesa, i sacrifici oggi per lasciare meno debito alle prossime generazioni”. Ebbene, si tratta di nozioni prive di fondamento logico ed economico, pertanto rifiutiamo in toto questa narrazione: la Lega proporrà un approccio del tutto pragmatico al debito basato su dati di fatto, non su leggende.

 

Va detto a chiare lettere che il debito pubblico non è una scoria, una pila di letame che prima o poi bisognerà spalare: il debito pubblico altro non è che il risparmio privato. Ogni generazione lascia alla successiva debiti e crediti ma la particolarità del debito pubblico è che è un debito che non dovrà mai essere ripagato perché da quando esiste viene semplicemente rinnovato. I nostri padri sono felicemente convissuti con il debito pubblico dei nostri nonni e noi siamo felicemente convissuti con il debito pubblico dei nostri padri ricevendone in eredità case, aziende e risparmi che, secondo l’ultima rilevazione di Bankitalia, ammontano ad un valore di oltre 8mila miliardi. Tutto tranquillo finché non abbiamo avuto l’idea nefasta di privarci del controllo della moneta, necessaria per garantire il debito che, infatti, in assenza di garanzia esplicita della Banca Centrale, in caso di crisi di fiducia diventa impossibile da rinnovare qualsiasi sia il suo livello. In presenza di garanzia di Banca Centrale è irrilevante la dimensione del debito per la determinazione del tasso di interesse, come prova il fatto che nel pieno della crisi dello spread il debito di tutti i paesi dell’eurozona era largamente inferiore al livello attuale.

 

Il debito non si riduce privatizzando beni redditizi perché, se superiore agli interessi passivi, il mancato reddito dei beni venduti alla fine genera un buco. Il debito non si riduce vendendo beni inutili perché, per definizione, non valgono nulla. In recessione o in stagnazione il debito non si riduce aumentando le tasse perché l’ulteriore recessione che ne consegue riduce il pil e fa aumentare il rapporto debito pil e, per la stessa considerazione, il debito non si riduce tagliando le spese. La “montinomics” di taglio delle spese e di aumento delle tasse ha provocato 13 trimestri di recessione con conseguente impennata del rapporto debito pil e aumento vertiginoso della disoccupazione.

 

Il debito si riduce solo in 4 modi: 1) Default. E non mi pare il caso, pena scoprire immediatamente le conseguenze dell’identità debito pubblico = risparmio privato precedentemente ricordata. 2) Inflazione. Mi piacerebbe. A parole tutti vogliono uscire dalla deflazione, peccato che per ottenere inflazione sia necessario aumentare i salari, cosa che stando nell’Euro ci è preclusa pena la perdita di competitività. 3) Monetizzazione. Sarebbe semplicissimo e implicitamente lo stanno facendo tutti i principali paesi occidentali. Il Giappone ad esempio ha già fatto ricomprare alla sua banca centrale quasi la metà del proprio debito pubblico e tale debito è da considerarsi cancellato se si considera che il Tesoro e la Banca Centrale (detentori rispettivamente del debito e del credito) sono entrambi parte dello Stato. Come Lega abbiamo già proposto la monetizzazione del debito ricomprato con il Quantitative Easing e dal governo la riproporremo con più forza, peccato che se la Germania dirà no (e lo dirà) la strada non sarà praticabile.

 

Rimane quindi solo l’opzione 4), cioè la crescita. Pur consapevoli che per l’Italia una crescita stabile finché si troverà all’interno dell’eurozona non è sostenibile, pena il ritorno in deficit commerciale a causa della moneta unica, la Lega farà ogni cosa in suo potere per mettere in atto politiche di crescita e piena occupazione, immettendo denaro nel sistema economico con detassazioni e investimenti produttivi. Più crescita, meno debito.

  

Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico Lega 

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Commenti all'articolo

  • Enrico B.

    18 Gennaio 2018 - 21:09

    Cito un'altra perla: "noi siamo felicemente convissuti con il debito pubblico dei nostri padri". Come no? Peccato per tutti gli interessi pagati su quel debito, e le tasse che sono aumentate di conseguenza. Ancora oggi siamo felicissimi di pagare circa il 5% del PIL in interessi sul debito pubblico! Forse Borghi Aquilini non ha capito una cosetta molto semplice: non tutti gli Italiani posseggono titoli di debito pubblico, e non tutti i detentori ne posseggono la stessa quantità. Perciò alcuni pagano (al netto) gli interessi sul debito pubblico tramite una maggiore tassazione, mentre altri (al netto) incassano quei soldi. Avere un debito pubblico elevato comporta quindi avere una maggiore redistribuzione dai primi ai secondi, che in soldoni significa avere più tasse. Magari, se uno ragionasse prima di scrivere un articolo, eviterebbe di farsi insegnare come funziona il mondo...

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  • Enrico B.

    18 Gennaio 2018 - 21:09

    Cito: "il debito pubblico altro non è che il risparmio privato". Falso. Casomai (escludendo il commercio con l'estero) il debito pubblico è pari al risparmio privato al netto degli investimenti, che è una cosa "leggermente" diversa dal risparmio privato. Borghi Aquilini potrebbe chiedersi a cosa serva questo benedetto risparmio al netto degli investimenti, così scoprirebbe che la risposta è: semplicemente nulla. Ma se proprio insiste nel voler credere alle bischerate che scrive, gli propongo un affarone. Se mi presta 100'000 € per 100 anni al tasso dello 0%, avrà un notevole risparmio netto nei miei confronti. Cosa aspetta? Si affretti!

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