L’intraprendenza non fa deficit

Ci si poteva aspettare di più che una manovra finanziaria di contenimento

16 Ottobre 2017 alle 18:48

L’intraprendenza non fa deficit

LaPresse/Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli

Una manovra di contenimento causa obblighi europei, sul “sentiero stretto” predicato da Pier Carlo Padoan, o la riesumazione del “cacciavite” di Enrico Letta? La legge di Bilancio approvata dal governo somiglia più alla seconda cosa, anche se non ha ceduto alle richieste gauchiste su pensionamenti anticipati e ticket sanitari. Né, con 20 miliardi a disposizione per quattro quinti assorbiti dalla solita sterilizzazione dell’Iva, pegno fino al 2020 per non aver ridotto la spesa pubblica, si potevano immaginare vere misure pro crescita e per i giovani. Ma davvero il nuovo bonus per giardini e terrazzi è ciò che serviva a stimolare il pil e il lavoro? Serve per rilanciare l’edilizia, settore che manca ancora nel bouquet della ripresa nazionale? Non scherziamo. E i 2,7 miliardi in tre anni per inclusione sociale che vie prenderanno?

  

Mancano scosse vere, che si sarebbero finanziate da sole. E di esempi ce ne sono: un piano “macroniano” di investimenti con lo stato nel solo ruolo di regolatore e disboscatore di vincoli burocratici; l’abolizione di leggi e regolamenti che permetta di abbattere edifici vecchi, degradati e insicuri e ricostruire con criteri moderni e, perché no, accattivanti; l’obbligo di destinare ogni euro di recupero dell’evasione (bancomat compresi) a ridurre le aliquote Irpef. E quanto alla scuola, risorse indirizzate alla didattica e formazione e non alle continue imbarcate di precari e supplenti. Di certo non si trattava di chiedere la luna ma di tentare di offrire uno slancio anche in condizioni, comprensibili, di costrizione della spesa pubblica. L’intraprendenza è il capitale che manca.

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