E' tempo di lasciar respirare il credito

La Vigilanza Bce dovrebbe prendersi una pausa dall’imporre vincoli più severi

5 Ottobre 2017 alle 06:00

E' tempo di lasciar respirare il credito

Confermando le indiscrezioni che hanno prodotto perdite in Borsa dei titoli bancari, la Vigilanza delle Banca centrale europea guidata da Danièle Nouy annuncia, dal 2018, criteri più restrittivi per i crediti deteriorati (Non performing loans). Gli istituti saranno chiamati a costituire riserve di capitale fino al 100 per cento sui nuovi Npl, e a “definire entro giugno strategie anche per i crediti in essere”. Sono richieste di cui l’industria bancaria si lamenta, a ragione. Arrivano poco dopo una raffica di nuovi requisiti prudenziali e l’introduzione di un nuovo regime di risoluzione, il bail-in. Non si sente il bisogno di uno choc regolamentare.

 

La stretta segue un intervento al Financial forum di Madrid del 27 settembre, nel quale la Nouy definisce la dimensione dell’industria bancaria europea, “ancora troppo piena di buone cose, come la cioccolata o la vitamina B – B, come Banche – i cui eccessi fanno male”. Soluzione: “I governi si impegnino ad altre fusioni, acquisizioni e anche fallimenti”. Per incentivare le fusioni servirebbero semmai requisiti più laschi per incoraggiare gli accorpamenti tra istituti di paesi diversi. Non è chiaro in che modo i governi possano incentivare i fallimenti: in Italia sono costati finora 61 miliardi, a fronte di maxi ricapitalizzazioni tipo Unicredit, iniezioni di denaro pubblico e riforme come per le Popolari. Un consolidamento che ha però salvato la missione principale: erogare credito. In Italia incombono una commissione parlamentare inutile e il rinnovo di Ignazio Visco alla Banca d’Italia: bisogna lasciar respirare il credito. Un’altra stretta impatterebbe su economia e consumi, dando alibi ai populismi. O la Bce di Nouy, a tre anni dalla sua istituzione, vuol disfare con la sinistra ciò che la Bce di Mario Draghi ha tessuto con la destra?

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