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Serve una strigliata sul Ttip

Si estende il dissenso della sinistra europea. Renzi recuperi le redini.

1 Settembre 2016 alle 06:18

Serve una strigliata sul Ttip

(foto LaPresse)

Gianni Pittella, il deputato europeo del Pd che Matteo Renzi ha portato alla presidenza del gruppo dei Socialisti & Democratici a Bruxelles e Strasburgo, ieri si è aggiunto al coro dei leader del Pse che vogliono seppellire il Ttip. “In mancanza di rassicurazioni sugli effetti, il sostegno del mio gruppo al Ttip è oggi altamente improbabile”, ha scritto Pittella su Twitter, dopo che il francese François Hollande ha chiesto l’interruzione dei negoziati e il tedesco Sigmar Gabriel ha definito “fallito” l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti. Certo, Pittella parla a nome di un gruppo zeppo di anti-mondialisti, lafontainiani, corbinani e sancheziani, pronti a usare il Ttip per recuperare l’elettorato popolare migrato verso estrema destra ed estrema sinistra. Pittella, del resto, si è dovuto arrampicare sugli specchi per non contraddire totalmente la posizione del Pd di Renzi: i socialisti europei passano da “un sostegno condizionale” a “una opposizione condizionale”.

 



 

Ma è una ragione in più per un rapido chiarimento interno al socialismo europeo con un intervento di Renzi – il suo leader più autorevole e forte – per mettere fine al suo populismo istituzionale. Il Ttip, tra commercio e investimenti, non è solo una priorità economica dell’Italia: è un progetto politico, forse l’unico sul tavolo, che permetterebbe all’Ue di restare rilevante nell’èra del dopo-Brexit e di non soccombere all’influenza di potenze stile Cina, che di norme ambientali, sociali e di sicurezza alimentare se ne infischiano. Quando Pittella invoca “il rispetto dei più alti standard europei” come condizione per il sostegno al Ttip dimentica che l’America – scandalo Volkswagen docet – è molto più efficace e severa dell’Ue sulle regole. Stuzzicare gli istinti anti americani e anti capitalistici delle opinioni pubbliche europee è pericoloso. Gli elettori preferiscono le versioni più estreme del populismo anti establishment rispetto a quello blando dei socialisti di lotta e di governo, e alla fine vengono spinti a rigettare l’intero progetto europeo. Se i socialisti europei vogliono trasformarsi in una Syriza o in un Podemos su scala continentale, Renzi dovrebbe dir loro che lo faranno senza il Pd.

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