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Il pressing del governo sui contratti aziendali agita fantasmi marchionniani in Confindustria

Squinzi è messo sotto pressione per aver concesso troppo ai sindacati nel nuovo contratto della chimica. E ora nell'associazione degli industriali si guarda al modello Fca

8 Gennaio 2016 alle 20:54

Il pressing del governo sui contratti aziendali agita fantasmi marchionniani in Confindustria

Giorgio Squinzi (foto LaPresse)

Roma. A Palazzo Chigi magnificano la progressione dell’occupazione, ma in cuor loro si crucciano per un altro dato appena comunicato dall’Istat: nel terzo trimestre del 2015, il tasso di investimento delle imprese è tornato a scendere. Come rilanciare gli investimenti? Legare retribuzione dei lavoratori e produttività è l’ultima leva utile per sostenere la competitività dell’industria. E per convincere gli imprenditori – italiani o meno – a scegliere questo paese.

 

Perciò si avvicina il momento in cui dal governo partirà la telefonata (promessa) alle parti sociali per chiedere a che punto siano con le loro proposte di ammodernamento della contrattazione. In caso di nulla di fatto, come noto, l’esecutivo ha promesso di intervenire per via legislativa. Temendo ciò, i sindacati venerdì hanno chiuso l’accordo su una piattaforma unitaria che presenteranno giovedì prossimo: l’inflazione non sarà più l’indicatore cui legare gli andamenti salariali, meglio altri “indicatori macroeconomici”. Ma oggi è Confindustria a subìre di più il pressing dell’esecutivo. Squinzi sta per lasciare la presidenza ed è criticato tra gli associati per aver concesso troppo ai sindacati nel nuovo contratto della chimica.

 

[**Video_box_2**]Federmeccanica è l’associazione di categoria più agguerrita: tra le condizioni per un nuovo contratto di categoria, suggerisce un salario minimo deciso nel contratto nazionale, da adeguare poi a livello di singole aziende in base alle esigenze. Il salario minimo (legale), come ricostruito dal Foglio, piace anche a Marchionne che nel 2012 guidò Fiat fuori da Confindustria in polemica con lo spirito concertativo di Viale dell’Astronomia. E presto proprio Marchionne potrebbe essere suggerito pubblicamente come “modello” cui ispirarsi per la successione a Squinzi, magari da un industriale della meccanica come l’attuale numero due di Confindustria, Stefano Dolcetta.

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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