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di cosa parlare stasera a cena
Il rischio di perdere l'elettorato di sinistra per il Sì
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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Nei giorni in cui il fronte del sì si fa male da solo con la sgangherata e proterva uscita della capo di gabinetto del ministro della giustizia ci piace citare anche uno dei campioni del fronte del no, campione nella capacità di danneggiare la propria causa.
Il problemone causato dalle dichiarazioni della capo di gabinetto tocca anche Palazzo Chigi. Si erano diffuse voci su una perentoria richiesta di scuse pubbliche, ma non si sono concretizzate. E la richiesta sembra essere quella di un chiarimento interno, senza arrivare alle dimissioni. Che effetto ci sarà sulla campagna referendaria? Nella fase di divisione netta (pro o contro il governo) in cui siamo entrati l’effetto potrebbe essere minore di quanto si immagini, perché conta solo la chiamata alle armi e, anzi, i pro-governo, finora un po’ sonnolenti, potrebbero ritrovare impeto proprio perché ora il governo è esposto emesso in difficoltà. Ma, ugualmente, si potrebbero perdere quei voti per il sì provenienti da elettori di centrosinistra intenzionati a seguire le indicazioni nel merito a favore della riforma di eminenti giuristi e coraggiosi politici protagonisti della cultura socialista e anche comunista.
Parlate, ovviamente, del matrimonio tra sindaci di Fratelli d’Italia e Lega, siamo in Friuli, dove le due forze politiche, pur alleate, sono spesso in forte concorrenza. Ma un matrimonio potrebbe appianare le cose, anche se si offenderà qualche tradizionalista.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
A che punto è la guerra americana all’Iran, il ministro Hegseth va avanti con i toni minacciosi, nel “giorno dei bombardamenti più duri”.
L’impressione è che si vada un po’ alla ricerca di un obiettivo dichiarabile come definitivo, con la strategia che sembra (contraddizione in termini) in divenire. Ma così agisce Trump e ci stiamo abituando. Dalla Casa Bianca altri particolari arriveranno proprio mentre staremo a cena.
John Bolton sconsiglia di lasciare le cose a metà.
Fatto#2
Più chiara e comprensibile la strategia israeliana. Va detto che l’obiettivo principale e cioè l’eliminazione del pericolo nucleare iraniano è probabilmente raggiunta non tanto per via militare, distruggendo le sedi di lavoro dei tecnici, ma per via politica, perché una leadership fortemente indebolita e con forti divisioni interne, come quella che sembra emergere in Iran, non avrà la possibilità di gestire un programma complesso e per il cui completamento serve una schiera di fedelissimi, nessuno dei quali sia abbordabile da servizi stranieri. Una condizione su sui l’erede Khamenei difficilmente può contare. Israele, in ogni caso, ha spostato la sua attenzione sul Libano, per un risultato strategico di grande rilievo, con la drammatica riduzione della capacità offensiva di Hezbollah e il forte ridimensionamento del suo ruolo nella politica libanese.
Fatto#3
Gli europei, con i britannici felicemente inseriti nel gruppo, continuano a muoversi a protezione delle rotte commerciali e della libertà di navigazione. Nell’agenda anche la difesa di Cipro e la sicurezza energetica. Con Emmanuel Macron che, tra una cosa e l’altra, si prende anche la soddisfazione di mostrare a italiani e tedeschi i loro errori nell’abbandono dell’energia nucleare.
Oggi in pillole
- Qualcosa si muove anche nello stretto di Hormuz, perché le iniziative a protezione delle navi hanno effetto. Tutto molto rallentato ma in grado di dare segnali ai mercati
- Il prezzo della benzina fa notizia da noi e negli Usa
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- L’attacco contro l’acqua nei paesi del Golfo
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