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di cosa parlare stasera a cena
Il difficile equilibrismo di Meloni
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
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Sono le giornate in cui i leader europei sono chiamati a difficili scelte di posizione rispetto agli Usa. Le linee possibili sono diverse. Si comincia con il tentativo di declassare tutto ciò che dice Donald Trump a bizzarrie di un presidente confuso e perciò da trattare in termini diplomatici, con la funzione automatica di declassamento della portata logia e politica di qualunque suo atto o dichiarazione. Poi c’è la posizione della forza contenuto, un po’ lo schema adottato da Ursula von der Leyen e da Friedrich Merz, dai quali è venuta fermezza nella risposta associata all’impegno per ritorsioni proporzionate rispetto alle minacce sui dazi e alla precedente minaccia di annessione della Groenlandia. Poi c’è la risposta più dura ancora, quella che potremmo attribuire a Emmanuel Macron. Il presidente francese aggiunge alla fermezza europea anche un richiamo all’indipendenza militare, esplicitato in termini molto netti, con l’idea di avere una forza europea autonoma anche rispetto alla Nato. Sono possibilità e tra di esse si collocano, con diverse sfumature, i leader europei.
Per Giorgia Meloni non è facile l’equilibrismo tra il ruolo dialogante con Trump, rivendicato più volte, e il sostegno leale mostrato verso le iniziative europee. Per ora l’incanto non si è rotto, ma c’è da credere che nel giro meloniano ci si auguri un prossimo rinsavimento del presidente americano. In alternativa Meloni dovrà trovare un’altra posizione. Probabilmente potrà mantenere, magari estendendo la dichiarazione d’intenti all’intera nazione americana, il sostegno al progetto di integrazione politica ed economica tra Ue e Usa, ma questo obiettivo lo dovrà congelare, tenere da parte, almeno finché a Washington si divertono a smontare ogni tentativo di collaborazione intelligente. Va a vantaggio del governo italiano la libertà di movimento che Meloni ha guadagnato nelle relazioni con i paesi non europei. E il sì al Mercosur è un caso positivo notevole dello spazio di manovra che si crea quando ci si apre a rapporti economici positivi, dai quali derivano legami politici.
Le tre "cose" principali
Fatto#1
A Davos va in scena la tipica ritirata trumpiana dopo le intemerate, la fase moscia dopo quella esplosiva. L’andamento ciclico della sua follia politica non lo rende meno pericoloso, anzi, nei momenti di calma sembra in grado di rimuginare e poi spararle ancora più grosse.
Che la fase oltre che moscia sia anche confusa lo testimonia il ripetuto lapsus tra Groenlandia e Islanda.
Marco Rubio prova a metterci una pezza, ma non si capisce bene cosa voglia dire.
Fatto#2
L’Ue blocca a tempo indeterminato l’accordo che aveva appianato la questione dazi tra Trump e gli stati europei.
Fatto#3
La lite (seria) tra Lega e Forza Italia si è resa visibile nella vicenda della mancata nomina di Federico Freni alla Consob, ma ha radici più lontane. Tra diverse visioni del rapporto con l’Europa, liti per la distribuzione del potere nelle regioni e nei comuni, attriti causati dai passaggi di schieramento da parte di parlamentari e altri esponenti di peso.
Oggi in pillole
- Come l’Ucraina si organizza di fronte alle carenze di energia e alle necessità imposte dal freddo.
- Mercati finanziari chiaramente influenzati dalle oscure parole trumpiane (che sembravano distensive) e dalle scelte europee.
- Fa parte del suo schema politico dichiarato e rivendicato ma è sempre una piccola e divertente sorpresa sentire una lezione di liberalismo economico con sostegno all’iniziativa privata da un leader argentino, cioè dal paese che ha avuto, nella sua storia, uno dei più bassi tassi di liberalismo nella storia del mondo.
- I guai del ciclone sull’Italia meridionale.
- I cui effetti stanno calando.
- Ma per i danni maggiori serve un’analisi seria e non è utile buttarla in caciara con il cambiamento climatico.
- Gli atleti paralimpici da Sergio Mattarella.