Di cosa parlare stasera a cena

Si iniziano a vedere i possibili effetti positivi del taglio dei parlamentari

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

L’impiccio tremendo in cui si è cacciata la politica americana per l’insensatezza dell’incumbent.

 

 

E c’è un diluvio di immagini del Donald Trump anti-mascherina e negatore del rischio di contagi, anche recentissime.

 

  

Domande retoriche ma sensate.

 

  

Però poi ecco qui è quando Trump prendeva in giro Hillary Clinton colpita da polmonite nel 2016.

  

Il campione della disinformazione a proposito del coronavirus, indovinate chi era?

 

Semplice semplice, il dopo dibattito e chi ha rispettato le buone abitudini.

  

 

E si testa anche il moderatore.

 

 

Al bravo Jim Acosta, corrispondente dalla Casa Bianca detestato da Trump, non sfugge niente. Scott Atlas è uno dei consiglieri sanitari più ascoltati da Trump ed è stato più volte portatore di punti di vista ben diversi da quello prudente di Anthony Fauci.

  

  

L’occhio di Nunzia Penelope per un tweet che rappresenta bene la composizione della disoccupazione americana e ci può dire qualcosa anche sulle elezioni.

  

 

Il Lazio e la non negazione del virus, un modo per tenere aperta la città e non fermare attività e lavoro.

  

  

Dove va il contagio.

  

   

Luigi Di Maio si dice ottimista e qui guadagna un bonus, data la nostra fascinazione per l’ottimismo in generale, anche se declinato alla grillina. In ogni caso è una risposta all’offensiva, tutta televisiva per la verità, di Alessandro Di Battista. Ha un tono sprezzante Di Maio nel liquidare il protestatario Dibba senza nominarlo ma annoverandolo tra le avversità passeggere, e questo ci diverte, anche per parlarne a cena.

 

 

Ha ragione l’ottimista e razionale Umberto Minopoli a cogliere queste parole coraggiose e sensate di Stefano Patuanelli.

   

     

Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen, figura diventata centrale per la politica italiana dopo il voto che la elesse con il sostegno determinante da parte dei 5 stelle, che lì cominciarono a cambiare. E da Bruxelles il presidente del Consiglio ha ripetuto che l’Italia non consentirà ritardi nell’applicazione del piano europeo per la ricostruzione.

  

    

E allora approfittiamo dell’ottimismo di Di Maio, del buon rapporto tra Conte e la commissione Ue e della constatazione ottimistica di Minopoli su Patuanelli per dare uno sguardo a quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi a partire dagli effetti della riduzione dei parlamentari e che cominciano a dispiegarsi superando le aspettative. Perché si comincia a capire, un pezzettino al giorno, che il taglio dei seggi di per sé basta a smuovere una serie di impacci procedurali e costituzionali dai quali dipendono molti malfunzionamenti delle istituzioni italiane. Dalle Camere fatte di 400 deputati e 200 senatori, certamente andando oltre alle intenzioni banali dei promotori dell’operazione, derivano una serie di possibili effetti di grande interesse.

Si apre, come è stato notato da esperti costituzionalisti e suggerito da alcuni osservatori, la possibilità di introdurre una specie di monocameralismo di fatto, stabilendo che per le decisioni con speciale rilievo politico (fiducia, trattati internazionali, conversione di decreti, forse anche voto finale sul bilancio) si debba votare in un’unica soluzione a camere riunite. Fin qui sembrava solo un saggio corollario alla decisione parlamentare sancita dal sì al referendum. Ma pensandoci bene una strutturazione del luogo centrale delle decisioni politiche a base 600 parlamentari avrebbe tanti effetti positivi. Rendendo, ad esempio, più complesso il mercato dei voti, finora realizzato sempre e solo al Senato (in cui uno o due passaggi di schieramento potevano cambiare gli equilibri). Be’ con la camerona a 600, in grado di decidere con un singolo voto, le operazioni di bassa cucina trasformista sarebbero molto difficili oppure dovrebbero essere trasparenti. E con la camerona decidente sui passaggi essenziali si avrebbe invece più tempo, in ciascuna camera, per dedicarsi alla piena attività parlamentare, cioè ai disegni di legge che nascono in parlamento e alle attività di controllo, di ispezione, di lettura approfondita dei provvedimenti.

Anche le modifiche molto discutibili presenti nei primi progetti a 5 stelle, come il vincolo di mandato, si svuoterebbero grandemente di senso (anche del senso appunto discutibile che ad esse davano i grillini) perché chi viene eletto in assemblee più piccole è selezionato meglio e certamente non ha facilità né interesse a cambiare schieramento solo per un capriccio o per convenienza personale e in ogni caso, come si diceva prima, sarebbe difficile cambiare i pesi sulla fiducia al governo in un camerone da 600 parlamentari.

Stesso discorso per l’altra riforma proposta ma molto discutibile, ovvero l’introduzione della sfiducia costruttiva. E poi la riduzione dei parlamentari fa miracoli anche nel dare efficacia alla legge elettorale. Mentre il rapporto più diretto e più trasparente tra governo e parlamento giova a entrambi. Certamente si tratta, come si diceva, di effetti positivi neanche immaginati quando il taglio, fatto per puro spirito anti-casta, venne proposto e poi promosso nei vari voti. Ma ora cominciano a dispiegarsi e sarebbe bene che il neo-ottimista Di Maio e gli altri pragmatici, oltre al Pd forza tranquilla lodato oggi sul Foglio, si rendano conto del patrimonio tattico e politico che deriva alla maggioranza dal sì al referendum, che è l’altra grande dote ricevuta dalla contingenza assieme ai 200 e passa miliardi del fondo europeo per la ricostruzione.

   

   

A contrasto con la possibilità riformista e ottimista che si apre per la maggioranza c’è la cupezza immobile del salvinismo. Nella lugubre cerimonia di Catania si svolge una specie di congresso della destra che non vuole e non sa governare, che resta chiusa nel recinto anti-europeo, e che, manifestandosi, fa rinserrare le fila del nostro pur strambo centrosinistra e nello stesso tempo mette fuori gioco il petulante Dibba.

  

   
  

I piccoli passi dell’Europa per aiutare la libertà della Bielorussia (sì siamo nel filone di decisioni sulle quali la Lega si è astenuta al parlamento europeo, sollevando anche critiche al suo interno).

  

  

Perché poi quando i poteri democratici possono decidere riescono anche a prendere vie coraggiose.

 

 

La mobilità romana e la lotteria della Metropolitana.

 

 

Prudenza in giro oggi e domani specialmente nelle regioni del nord.