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Gli arresti per corruzione e la Superchampions

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

7 Maggio 2019 alle 18:25

Gli arresti per corruzione e la Superchampions

Foto LaPresse

Arriva il (primo) conto del governo raffazzonato dopo le elezioni unendo i due diversi populismi. E del governo che intanto cambiava, un po' mostruosamente, un po' alla Alien, i pesi specifici della sua maggioranza. Con la componente leghista ad allargarsi e quella a 5 stelle un po' schiacciata, mentre passavano provvedimenti (pochi ma dannosi) ascrivibili non a uno o all'altro ma a una specie di spirito comune basato sull'utilizzo ora di risorse future, cambiali, insomma, che però nessuno dei due ha voluto firmare. Il conto, come sempre, arriva da Bruxelles. Ma, attenzione, la cosa peggiore non è l'appesantimento del bilancio dello stato. Fosse tutto lì un'economia dinamica ne potrebbe uscire fuori, con qualche piccolo sacrificio fiscale. Il guaio vero, e i segnali ci sono e sono chiarissimi, sarebbe il rallentamento del sistema produttivo italiano, di quelle aziende che riescono ancora a essere molto forti nell'export, mantenendo una quota rilevante nella competizione mondiale. Sono note le determinanti di fondo dei rischi sul futuro delle aziende italiane (dalla demografia ai bassi investimenti in ricerca, dal peggioramento delle scuole tecniche ai danni del sovranismo protezionistico) e di fronte a quei rischi non c'è, neppure, l'Unione europea a darci una mano.

 

  

Guardando a domani e al Consiglio di ministri in cui arriverà sul tavolo (lo diciamo così impersonalmente) la richiesta di dimissioni del sottosegretario Armando Siri, l'unica conversazione divertente per stasera a cena sta nel tentare di indovinare come Matteo Salvini troverà il modo di far scampare la tenuta del governo dalle sue stesse affermazioni. Insomma, come si faranno convivere le richieste perentorie di parte della maggioranza con le difese non negoziabili di altre parti. E non è solo una faccenda banalmente legata alla tradizionale adattabilità dei princìpi in politica, ci mancherebbe. La curiosità è puramente stilistica, perché Salvini deve mantenere sia il governo in vita sia il machismo in salute, e non sarà facile.

  

Questa è palesemente la censura in salsa internettiana, e poi fatta da Salvini diventa grottesca: intasa il web di sue autoproduzioni (chiamiamole così) e poi blocca, usando le forze dell'ordine, una corretta e divertente provocazioni ai suoi danni. Non va bene.

 

  

Quanto si è ristretta la cassetta degli attrezzi della politica? Il tema è preoccupante e le risposte non sono incoraggianti. La questione la solleva, indirettamente, l'ottima idea di comparare i programmi di Pd e 5 stelle per le Europee, come ha fatto David Allegranti, constatandone la quasi sovrapponibilità. Ma, appunto, non si tratta solo di scarsa fantasia o di tentativi di concorrenza elettorale o di marcatura stretta sul mercato dell'offerta politica. Il timore è che si sia proprio ristretta la cassetta degli attrezzi e che perciò serva, più che mai, la capacità di analisi e di riflessione sulla quale non si vedono grandi investimenti politici, e che è stata soppiantata dal recepimento dei temi che riscuotono effimere maggioranze di favorevoli nel perenne sondaggio online.

 

  

A proposito di elezioni europee e di programmi.

 

Sospetti di corruzione e arresti nei gruppi politici in maggioranza alla regione Lombardia, gli arrestati sono di Forza Italia. Intanto dalla procura di Milano fanno sapere che valuteranno la posizione del presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. Sarà sentito prossimamente, ha detto il procuratore Francesco Greco, ma non sappiamo ancora in quale veste.

 

 

Giorgetti non vuole la Superchampions, insomma una specie di serie A europea che duri l'intera stagione. Ma non trovando argomenti convincenti, evidentemente anche per se stesso, butta tutto in para-politica indicando la super categoria agonistica del calcio come un portato nientemeno che del globalismo.

 

Mentre l'Europa è tiepida sulla negazione della democrazia in Turchia, il regime di Erdogan va avanti protetto da un uso arrogante della legge. Tra i tanti meriti di Radio radicale c'è la costante attenzione per le condizioni del potere, della democrazia e dello stato di diritto sulla frontiera della Nato, cioè in Turchia, grazie al lavoro di Mariano Giustino.

 

 

Che poi il globalismo e il suo opposto, il nazionalismo, sono cose strane, che prendono forme molto diverse in base al modo in cui sono interpretati. Come ha provato a capire il Foglio di fronte ai successi economici di Donald Trump (almeno nel breve periodo) e chiedendo vari e interessanti pareri.

 

 

Per tenere accesa l'attenzione sul Venezuela.

 

 

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