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Capolavoro o cesso scassato?

L'incredibile video dell'assessora grillina Pinuccia Montanari, che presenta un vespasiano romano appena ristrutturato come "galleria d'arte diffusa", è un evidente remake di un film di Luciano De Crescenzo.

24 Febbraio 2018 alle 22:39

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L'ultimo déjà-vu ha colto di sorpresa pure me. Mai avrei immaginato di poter rivedere, nella realtà, la scena del Mistero di Bellavista (1985) in cui Riccardo Pazzaglia, nei panni del marchese decaduto Filiberto Bonajuto di Pontecagnano, illustra ai visitatori di una mostra d'arte contemporanea a Villa Pignatelli un'opera di Tom Wesselmann: l’interno di un bagno a grandezza naturale, con tanto di lavandino, specchio e gabinetto. Soprattutto il gabinetto. 

Ebbene, è successo. Anzi, è sul cesso. Pinuccia Montanari, assessora della giunta Raggi, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook istituzionale un video in cui annuncia alla cittadinanza un risultato epocale: la riapertura di sette bagni pubblici. Possiamo vedere la Montanari che verifica di persona la funzionalità dei lavandini, del fasciatoio, dell'ingresso per i disabili. Non quella del cesso, ma preferiamo fidarci senza prova video. La notizia è finita su Artribune, in un articolo spassosissimo di Helga Marsala, perché l'assessora ha definito i suoi cessi una "galleria d’arte diffusa": 

Ci voleva un’opera, piazzata su una parete a caso, per restituire a un banale cesso comunale il surplus di senso che mancava. Non un cesso qualsiasi, certamente. Parliamo di quello che serve il Colosseo, dove – grazie a una collaborazione con l’assessore alla Cultura e Vicesindaco Luca Bergamo – viene lanciato un progetto di riqualificazione. Ed ecco Pinuccia Montanari intenta a svelare l’opera dello scrittore, performer e poeta visivo Paolo Albani. Opera esposta "gratuitamente" – quando mai per esporre si paga?! -, definita, con entusiasmo naïf, un "originalissimo quadro d’arte contemporanea". (...) Il quadro simil-concettuale appeso all’interno altro non è che una scritta bianca su fondo nero [SUCCESSO], con un eloquente dettaglio: la prima C è stata sovrascritta, in sostituzione di una L ribelle, scivolata via. Didascalico, pittoresco, di cattivo gusto? Del resto, in un posto così, non si può che stare “SUL CESSO”.

Siamo certi che i contemporanei, indigeni e turisti, apprezzeranno molto la "galleria d'arte diffusa" di Pinuccia Montanari, e manifesteranno in molti modi il loro apprezzamento tutti i giorni, i più frettolosi omaggiando Duchamp, gli altri Piero Manzoni. Resta tuttavia il problema dei posteri. Già, cosa penseranno i posteri di quest'opera d'arte municipale? La questione era già stata discussa dal professor Bellavista, ossia Luciano De Crescenzo, e dai suoi discepoli Saverio lo spazzino e Salvatore il vice-sostituto portiere. Lascio ai lettori il piacere di scoprire il responso della disputa estetica. 

Guido Vitiello

Fondatore, qui sul Foglio, dell'Ordine mendicante dei Padri weimariani, che pregano per scongiurare l'apocalisse della Repubblica. Bibliopatologo per Internazionale. Accanto a questi lavori largamente immaginari, insegno cinema alla Sapienza di Roma, collaboro anche con IL e scrivo libri di vario argomento. Tutto il resto (se c'è) è su guidovitiello.com

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