foto Ansa
L'età del narcisismo etico nell'epoca di Epstein
La cacciata di un direttore d'orchestra e l'effetto “cringe” al teatro Massimo
Il teatro ha disdetto la collaborazione con Frédéric Chaslin perchè il nome del direttore era entrato di striscio e per una sola volta negli sterminati Epstein files. Il fatto che lo vede coinvolto è talmente insignificante che persino un pm dell'Anm sarebbe giunto alla conclusione che “il fatto non sussiste”. L’età del narcisismo etico nell’epoca di Epstein
Ne uccide di più il tartufismo che nemmeno la coda di paglia, intesa l’arte molto post moderna di guardarsi sempre allo specchio, e dietro le orecchie, per la paura che una caccola qualsiasi possa inzaccherare l’abito. Inteso l’abito della propria immagine morale. Il narcisismo etico (detto con pardon) nell’epoca dell’isteria moralista. Ma lo spirito “cringe” applicato allo screening dei direttori d’orchestra fa davvero orrore. Per quanto un orrore ridicolo, grottesco. Basta un attacco di articolo così per capire l’assurdità di un Mondo Nuovo in cui ogni pagliuzza è buona per scatenare una caccia alle malefatte degli altri. Su Repubblica Palermo iniziano così: “Uno schizzo di fango dello scandalo Epstein rimbalza sino a Palermo, nelle sale dorate della musica, e finisce per licenziare un direttore d’orchestra francese”. Uno schizzo di fango. Dello scandalo Epstein. Che sarà mai accaduto? E’ accaduta questa piccola cosa assurda, persino per un mondo in cui il sospetto mediatico, il sospetto che si possa finire inzaccherati di rimbalzo per una qualsiasi altrui inezia, vale ormai più di una sentenza di tribunale. Anzi più del fatto in sé. E’ accaduto che il Teatro Massimo, nobile istituzione che dovrebbe badare alla musica – va bene che è di moda tirare giù dal podio anche fuoriclasse come Gergiev, ma lì almeno c’è un motivo di sostanza – ha disdetto la collaborazione con il direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin, che a maggio avrebbe dovuto dirigere “Aida”, per smacchiare l’imbarazzo (più dei fatti poté il sentimento del “cringe” orchestrale) sorto, mesi fa, quando il suo nome era entrato di striscio e per una sola volta (apax legomenon, per chi ha fatto il classico) negli sterminati Epstein files.
La faccenda è che nel 2013 Chaslin aveva suggerito a Epstein – con cui era entrato in contatto alla lontana per una questione di mecenatismo operistico – il nome di una sua amica come traduttrice parigina per visitare l’Opera e Versailles. La signora aveva comunque rinunciato, è scritto negli stessi file. Persino un pm dell’Anm che canta Bella ciao in tribunale sarebbe giunto alla conclusione che “il fatto non sussiste”. Ma la paranoia culturale, o meglio la paura che qualcuno possa dire di te, del tuo prestigioso teatro, “eh…”, e nient’altro che “eh…” è ormai sufficiente a decidere la cacciata di un direttore che solo un anno prima aveva suscitato “grande apprezzamento” tanto da venire pure indicato come possibile futuro direttore musicale del teatro palermitano. Ma la prosa ineffabile di Rep. certifica il livello attuale cui il tartufismo è giunto: “Il disagio, però, resta, soprattutto tra le donne, sfocia nelle chat sindacali e finisce dritto negli uffici della direzione”. E così il direttore artistico, Alvise Casellati, ha preteso la testa di Chaslin su un piatto. Non perché ci sia prova o nemmeno indizio di qualche malefatta. Ma per la paura di macchiarsi il fondo dei calzoni. O come ha detto un baritono del coro, sindacalista Uil: “Non è una situazione che rassicura l’ambiente. La musica si fa in un contesto sereno”. Un baritono del coro. Sindacalista della Uil. Molto cringe.